in scatti repentini
di un giorno stabilito
i veterani si affannavano
sulle tavole imbandite

accolti ad ogni invito,
scartavano la merce
dietro un antro di velluto

portami tra i silenzi
dei tuoi versi meridiani,
pensavo mentre bevevo
da coppe umide e ammuffite

ho un asse terrestre
resistente alla torsione
membrane e nuove nevi
prosciugate dalle vene
e cento corvi morti che
strisciano sui muri
tra spigoli di ossa 
e lapidi di vele. 

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Profilo Autore: Jean-Jacques  

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Commenti  

Simone*
+1 # Simone* 25-12-2024 18:02
Poetica in ogni singolo verso
irriverente affascinante complessa
Straordinaria la scelta dei tempi
in questo tuo scrivere unico
che a te mi lega .
Non cede e non s'inchina mai
questa tua innata devozione verso ciò che sento essere oltre ...
Un abbraccio Jean veramente un piacere ritrovarti.
Jean-Jacques
# Jean-Jacques 25-12-2024 18:37
Carissimo, grazie di cuore. Come sempre lusingato dai tuoi apprezzamenti ma, soprattutto, dalle affinità e i legami evidenziati. Un piacere immenso ritrovarti anche per me, e con la nutrita speranza di rileggerti presto. Un abbraccio strettissimo e grazie ancora.
Paguro
+1 # Paguro 28-12-2024 14:45
Trovo difficile cogliere appieno il senso del testo, ma i tuoi versi sono così armoniosi e ben scritti che non si può che rimanerne affascinati.
Un caro saluto Jean - Jacques
Jean-Jacques
# Jean-Jacques 28-12-2024 17:47
Grazie Paguro. Il testo voleva, attraverso una scenografia di di immagini simboliche ed evocative, esprimere una riflessione sui temi del decadimento, la nostalgia, il trascorrere del tempo, il lutto, la morte. I versi iniziali, "in scatti repentini / di un giorno stabilito", intendevano dare un senso di un improvviso spostamento ed interruzione nel fluire del tempo, suggerendo un'allusione all'inaspettatezza degli eventi della vita. Le immagini dei "veterani che si affannavano sulle tavole imbandite" e "scartavano la merce dentro un antro di velluto", si proponevano l'idea di un raduno commemorativo di chi ha già a lungo vissuto (ma non necessariamente anziani, è rivolto all'esperienza personale) dove si tenta di contrapporre un'idea di ospitalità con la tensione di fondo della dualità delle apparenze. (i tipi sono infatti individui loschi e corrotti) I "silenzi / dei tuoi versi meridiani", ovviamente, esprime un desiderio di connessione e comprensione, così come "coppe umide e ammuffite" tenta di suggerire una comunione con il passato, anche se circonfusa dalla visione dall'impermanenza dell'esperienza e dell'inevitabile decadenza del tempo. I "cento corvi morti", simboleggiano la perdita, la morte, il peso dei ricordi personali e le dicotomie delle relazioni che creiamo. Gli "spigoli di ossa" simboleggiano ancora memorie mortali, mentre "lapidi di vele" evocano un senso di abbandono di ogni speranza e aspettativa sul senso e il fine dell'esistenza umana. Naturalmente tutto molto personale, ed ognuno può dargli il significato e le rappresentazioni che meglio crede. Questo è, a mio avviso, il fascino della poesia ermetica, intimistica e introspettiva. Grazie sempre per i tuoi interventi, le tue letture e i tuoi commenti di apprezzamento. Un carissimo saluto e a rileggerti presto.

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