Il vento risucchiò le tende che caddero in preda alla gravità.
Ne ascoltai i bisbigli, i segreti dell'aria che ci avvolge.
Mi parlava di polveri, di atomi, di legami.
Così guardai l'orologio affisso al muro.
Scandiva il tempo inesorabile.
Eppure non mi mossi.
Impassibile pensai che forse ero nato per quello: decadere nello spazio-tempo.
E vidi le mani decomporsi fino alle ossa,
le labbra sciogliersi come burro.
Ma non è ancora tempo.
Così di scatto m'alzai in piedi strappando il cappotto dal muro e scesi in strada.
Un cane mi sorrise e sorrisi anch'io fermando il tempo, per un istante.
