Stagioni e meridiani
stipati nel mio cuore
mordono la luce del tempo,
disegnano sottochiave
il silenzio dei miei occhi,
si pentono di un fiore
dimenticato dalla luna,
si accendono come petali
ubriachi di un tramonto.
Sfioro una carezza di luce
sulle labbra del mio eco:
e così, lontano da me soltanto,
scrivo risate d’immenso
nel canto acerbo
di una malinconica stella
che sazia il cielo d’incanto.
