Era un mattino ai primi del secolo, e c'era tanta fame,

un contadino stava lavorando, come solito era fare.

All'alba la massaia sul letto in fin di vita, ma nessuno la guardò,

da sotto il bifolco urlò: - E' morto un capo del bestiame!-

 

Una vacca per ogni famiglia, era parte di quel mestiere,

un capo da latte che sfamava l'intero meridione.

Una madre stava morendo, tutti indifferenti alla sua agonia,

tutti stavano piangendo l'unica vacca della fattoria!

 

Il Capoccia stava urlando dalla rabbia, senza denti e senza soldi,

un figlio fuggito per far fortuna, la sua voce tra i ricordi.

Le zie zitelle da mantenere, poca legna per il focolare,

un prete grasso diceva -Non temere, un dio ti verrà a salvare!-

 

Cinque figli, "forza lavoro" che vale più dell'oro,

un vecchio casolare in pietra, vino aspro ed il bicchiere vuoto

in notti fonde solo al tavolo, disperato, senza saper come andare avanti,

senza vacca e senza cibo, per sfamare impresa e fanti.

 

E al mattino di venerdì...

 

Poi il buffone del paese cantò insieme al gallo, si alzava un ferroviere,

il sole da viola diventava giallo, e nessuno riempiva il paniere:

che fine avrà fatto tua moglie, nessuno lavora il pane, i fiori dell'orto

stanno appassendo, l'avete lasciata morire sola come un cane

 

in un maledetto giorno d'aprile...

 

Una donna maltrattata e ingrassata per tutta la sua vita,

ignorato quello che provava finché non la vide finita.

Ma c'era da sopravvivere, lasciarsi andare significava morte certa,

l'inverno era ancora lungo, non lasciarsi andare significava morte acerba!

 

Sotterrata con la maggese, tra l'odore dei limoni e altri agrumi,

il prete affollava il cielo spargendo i suoi sacri fumi,

le sorelle acide leggevano il testamento, ridevano nello sgomento

di quel mattino, di un vecchio paese siciliano.

 

Lui le prese e le riscaldò inutilmente quella sua fredda mano,

gli occhi di un solido e celeste cristallo, sembravano ignorare il mondo.

Ci sarà una carestia, un altro figlio vuole scappare

e il secolo si evolve; un contadino ha toccato il fondo!

 

Intanto i contadini posavano falci, trebbie e sacche,

prendevano martelli, stantuffi e macchinari da industria,

avevano bisogno di soldi per comprare nuove vacche;

migliaia di operai, a costo di farsi toccare con la frusta!

 

I figli videro in un mattino di domenica, dopo la messa,

il padre inginocchiato al vespro, poi correre di fretta,

si allontanava all'orizzonte, per cercar fortuna lontano;

sudava la sua fronte: salutò a malapena

quel vecchio paesino siciliano.

 

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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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Commenti  

nabrunindu
+1 # nabrunindu 18-07-2014 00:31
e poi abbiamo nostalgia del passato, diciamo ancora con un sospiro Eh! che bei tempi erano quelli di prima. ma lasciamo perdere, non è che oggi si stia molto migliorati, però....bravissimo, hai descritto perfettamente la realtà dei VINTI.
Silvana Montarello*
+1 # Silvana Montarello* 20-07-2014 18:21
Una realtà triste...ma purtroppo vera, si è vero non si sta molto meglio adesso, complimenti bravo.

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