Nell’alba già calda,
e nell’azzurro albeggiare
d’un mattino d’estate,
tra i tanti biondi sentieri,
che gioia recarsi in campagna.
Scelto avrei di sicuro il mare
in un giorno normale, come tanti,
ma la prospettiva era a dir poco
allettante, euforica ed eccitante.
Non il solito andare di sempre,
e in quel dì speciale, tradii di mamma,
la mitica cinquecento.
Un mezzo assai più divertente
avevo a mia disposizione,
quale, l’asinello di una dolce, cara zia.
Che festa, che allegria, allorchè
in groppa ad esso mi trovai.
Di lassù tutto era diverso, più bello,
tutta un’altra prospettiva, in sella a quel ciuchino,
persino il suo incedere, quel melodico suono
di zoccoli ferrati, sembrava cullarmi,
dolce favola, ad occhi aperti, vivevo.
Con le gambe penzoloni più di un’ora cavalcai,
seppur troppo breve, mi parve quel tragitto.
Povere gambe mie, alla fine di quell’andare,
non risposero più ai comandi miei,
dritta in piedi più non mi reggevo,
e scesa che fu da quel groppone,
tra l’erba, mamma, quanti rotoloni….
Risate a crepapelle per ogni mia caduta,
rideva anche la zia, tra l’erba a riposar seduta….
Cari e caldi, come quel mattino d’estate,
tornano nitidi oggi i ricordi,
velati solo di nostalgico bene, provato
verso chi più non c’è.
Ricordi indelebili d'infanzia, tornano vivi,
e se silente e attenta io sto ad ascoltare,
di quel simpatico ciuchino, il suo raglio
riesco persino ancora a percepire.


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