Murato vivo il pianto
accarezzo silenzio e solitudine
nel dolore reciso e violento
negata la promessa d’amore.
Nel cuore la febbre di te, mamma
mi riconciliava al mondo
figlio scomodo all’umanità frivola.
La dignità stringo al petto
Il ricordo d’amore nell’ amore,
amandomi nell’amarti.
L’assenza stringe la mano
e io cedo speranze al nulla (invano)
contendo la tua memoria alla terra
e il desiderio morde il ricordo.
Scavo a mani nude con fame
alla ricerca della luce
tra ceneri di sanguinante unione.
Respiro ma non vivo
stillicidio lento,
chinando al giorno la testa.
Feto di morte, vivo di te
divento eternità nel pensier tuo
tra piaghe d’un tempo morto
grigiore di giorni
che non riconosco
e occhi serrati sull’addio.
Mamma io sono solo
e tu non ci sei più
ma la notte ha la tua eternità
sul tuo volto le mie lacrime
come stelle in cielo.
Il destino non ha più certezze
e il nulla scrive il mio testamento
la tua mancanza il mio domani.
accarezzo silenzio e solitudine
nel dolore reciso e violento
negata la promessa d’amore.
Nel cuore la febbre di te, mamma
mi riconciliava al mondo
figlio scomodo all’umanità frivola.
La dignità stringo al petto
Il ricordo d’amore nell’ amore,
amandomi nell’amarti.
L’assenza stringe la mano
e io cedo speranze al nulla (invano)
contendo la tua memoria alla terra
e il desiderio morde il ricordo.
Scavo a mani nude con fame
alla ricerca della luce
tra ceneri di sanguinante unione.
Respiro ma non vivo
stillicidio lento,
chinando al giorno la testa.
Feto di morte, vivo di te
divento eternità nel pensier tuo
tra piaghe d’un tempo morto
grigiore di giorni
che non riconosco
e occhi serrati sull’addio.
Mamma io sono solo
e tu non ci sei più
ma la notte ha la tua eternità
sul tuo volto le mie lacrime
come stelle in cielo.
Il destino non ha più certezze
e il nulla scrive il mio testamento
la tua mancanza il mio domani.

Commenti
Molto apprezzata. Grazie
Baci
carezze
abbracci
mai ricevetti.
Fievoli ricordi
si affacciano
fastidiosi
alla mente
ricostruendo
il vuoto d'un affetto
non avuto.
Ora
un flebile pensare
mi trascina
nel chiederti:
cos'è che fa battere
ancora il cuore
a te
che mai cullasti
i miei pensieri?
Chi
ascoltò
pianti e paure
di un piccolo bambino?
Eppure
mi avvinghia il dolore
ad un'eterna
solitudine
in cui sprofondo
cercando risposte.
Nell'immaginario
ti vedo sorridermi
quasi fossi
un angelo...
Poi
ancor mi domando:
madre
cos'è che fa battere
quel cuore
che a me
tu hai strappato?
Ormai
sei un fuggevole
viso di primavera
che per me
mai più ritornerà!
Un caro saluto, dolce Rosaria!