Era retto, educato
era nato perbene,
sangue blu nelle vene
corretto e garbato,
solerte e accurato.
Disponibile e colto
poco parlava
molto ascoltava.
Eppure era assente.
A capo chino
fuso alla gente
non udiva niente,
neppure il vicino.
Se qualcuno gridava
non si voltava.
Un boato, uno schianto
non lo agitava.
Mai il passo interrotto
da un tuono improvviso,
da un urlo o da un botto.
Impassibile e amaro,
qualcuno pensava.
Se pure uno sparo
di fianco all’orecchio
insensibile il vecchio
non si curava.
Ormai non è più
è solo un ricordo
quel vecchio incurante,
scontroso e distante.
In molti pensarono
fosse un balordo
Invece era buono
onesto e perbene
sembrava così
perchè era sordo.
era nato perbene,
sangue blu nelle vene
corretto e garbato,
solerte e accurato.
Disponibile e colto
poco parlava
molto ascoltava.
Eppure era assente.
A capo chino
fuso alla gente
non udiva niente,
neppure il vicino.
Se qualcuno gridava
non si voltava.
Un boato, uno schianto
non lo agitava.
Mai il passo interrotto
da un tuono improvviso,
da un urlo o da un botto.
Impassibile e amaro,
qualcuno pensava.
Se pure uno sparo
di fianco all’orecchio
insensibile il vecchio
non si curava.
Ormai non è più
è solo un ricordo
quel vecchio incurante,
scontroso e distante.
In molti pensarono
fosse un balordo
Invece era buono
onesto e perbene
sembrava così
perchè era sordo.
8 commenti
Vi dirò la verità,
ve lo giuro son sincero:
io di nome fo Ruggero
di cognome Camposanto,
residenza Cimitero
sede via del Trapianto.
Il locale è un poco corto,
piuttosto decentrato,
ci dormo mezzo storto
e alquanto castigato.
Voi dite ch’è vietato,
un furto una violenza.
Ma lo lascio spalancato,
pensando all’occorrenza:
lo reclamasse il morto!
Che c’è di tanto strano,
non credo d’aver torto,
l’ho costudito, è sano.
Son magro, non consumo
io mangio raramente
per giunta poi non fumo
e non altero l’ambiente.
Sentenza non si stese.
Del giudice e giurati
l'emozione fu palese
tutti uscirono turbati.
Da quel giorno quella via
fu chiamata Di Ruggero
vi regnò tal simpatia
da scordare il cimitero.
ve lo giuro son sincero:
io di nome fo Ruggero
di cognome Camposanto,
residenza Cimitero
sede via del Trapianto.
Il locale è un poco corto,
piuttosto decentrato,
ci dormo mezzo storto
e alquanto castigato.
Voi dite ch’è vietato,
un furto una violenza.
Ma lo lascio spalancato,
pensando all’occorrenza:
lo reclamasse il morto!
Che c’è di tanto strano,
non credo d’aver torto,
l’ho costudito, è sano.
Son magro, non consumo
io mangio raramente
per giunta poi non fumo
e non altero l’ambiente.
Sentenza non si stese.
Del giudice e giurati
l'emozione fu palese
tutti uscirono turbati.
Da quel giorno quella via
fu chiamata Di Ruggero
vi regnò tal simpatia
da scordare il cimitero.
Una lacrima sul viso
s’addormenta
dimentica la gente
nell’incedere
dal passo nascosto
all’incontro.
Chiede alla memoria
dove il dolore
si colora
a bocciolo
di primavera
Tu lo sai?
Accanto
ad un piccolo singhiozzo
trattenuto
cupo
soffio di pianto.
Un vibrato di violino
ad occhi chiusi.
Tu lo senti?
Fermo
in un nido caldo
d'anima quieta.
Un sogno vivo
s'adagia
sul fondo
senza pretesa
che l’intima resa.
Il cuore non sa
ma il dolore va
mentre si culla
e il tempo
smette
di far male.
Piange.
Ella è
la, sa guardare,
la, sa guardare,
con occhi che effondono
carezze.
Le sue labbra,
parlano di un viaggio
mai percorso.
Il suo sinuoso passo,
trascina!
Le sue mani,
chiedono
di un desiderio mai avverato.
La sua voce limpida
e penetrante,
stabilisce di sé
una profonda differenza
quando canta
il suo abbandono.
La sua forte carne
ha odor di loto:
lascia tracce di colore rosso amore!
….…Eccitante
nello spargere l’effluvio afrodisiaco,
cosi che il cuor tuo riposa
e i sensi, tutti, si spargono.
Il suo ventre è dolce nido,
le su cosce bronzee
danno colpi d’amore…..
…generati, dalle scosse
implacabili
che scuotono il suo scrigno:
agglomerato di interiori gemme!.
Linfa che sale
e nasce fiore,
la febbre nelle mani,
avvelenata nell’arte,
carica di sapere voluttuoso,
ma clamorosamente spento
da frutti ingannevoli,
con vestigi
di cento maschere sul volto
a vincere
il furore della sua passione.
Si eleva …
…per rimanere in tale fuoco,
verso cui è spinta da un folle desiderio
di ardere e di struggersi
Ella..
si volge sempre dolcemente,
felice di scorgere
i suoi eletti;
poi riprende la sua strada,
portando alta la testa...
...ama i suoi poeti!
Ella è …bella
come i suoi i pensieri non espressi.
È volto d’amore…d’amare!


Un manto bianco
brillante
mi circonda.
Regalo di
quest’inverno
uno dei tanti.
Resto qua da solo
dopo avermi
strappato le mie anime.
Mi sento nudo
senza di loro
e indifeso.
Mi resta una speranza
quando finirà
quest’inverno.
Torneranno
le mie
anime se sopravviverò.
Torneranno le mie figlie
e sarà ancora
primavera.


La pioggia raccoglie
gli odori intensi dell'erba
anche il vento
si risveglia
lo sento nel mare.
Chiudo la finestra e
respiro la stanza .
Poroso il baule antico
filtra il chiuso di naftalina camuffata
negli intrecci perfetti di lino ricamato
i ricordi stipati
olezzano l'aria satura
esplodono i pizzi e i merletti
i fili ricamati ingialliti
odoranti di allegria!
Affondo le mani nei ripiani
sul fondo e nelle pareti
un profumo vanigliato d'essenza di rose
inebria i miei vestiti.
Ho le vertigini per le
miscele di sali e di profumi
m'infilo nel rossetto color fragola
e la stanza inonda di caffè.
Intenso assaporo quel balsamo
nella mia tazzina a fiori
e mi sveglio
respirando fuori
l'aria fresca marzolina.
l'aria fresca marzolina.
E' gia mattina
le nuvole vagano ancora assonnate
tra la rugiada odorosa d'ombra
in cerca del sole.


Scende la tela
dalla sua antica parete,
per adagiarsi a terra.
Per camminarci sopra,
per dar margine
all’esistenza,
al caso, alla libertà!
Dripping ...è
Dripping ...è
l'imprevisto,
è salvezza:
sgocciolature
e spruzzi di colore:
pittura
senza progetto alcuno.
Movimento inconscio
che agita le mani
a definirne segni
in una ridda delirante.
E' musica jazz,
insieme di suoni, intreccio di voci,
insieme di suoni, intreccio di voci,
che si apostrofano,
che si rispondono,
che si rilanciano,
che interagiscono,
in un ondata
parossistica che sale.
Ognuno grida
la propria furia,
il proprio lacerante
ritmo
che compone il canto.
Dripping è
pittura
in cui
ogni colore
sviluppa il proprio suono.
E’ un' orchestra
d’insiemi,
di segni
che si stimolano
e si rilanciano a vicenda.
Miseria,
disperazione,
disperazione,
struggente tenerezza,
cupa minaccia.
E’ pittura negra!
Miscuglio barbarico,
ma straordinariamente vitale
di sacralità e sensualità.
Ricerca,
suprema manifestazione
di se stessi
di se stessi
sondando l’oscurità
del proprio inconscio.
... Puro slancio d'energia
grande flusso di coscienza...
...contro ogni forma di alienazione, cinismo, nichilismo!

Aiuole al ribollire
della fresca stagione strana
già annunciata
già di campanellini
fiori di Madonna
frenetiche rincorse d'ali
per qualche stelo
da un albero fino alla grondaia
nel pulviscolo che s'alza
profumi di mele
luce calda
lo stirar del corpo
L'eco di giovani giorni migratori
già si sente il loro promettere
a fronti in attesa, dietro la finestra
è come quando fuori il sole piove
tutto dentro non si muove
si respira senza smaniare
non è l'arrivo di una festa
Occhi lucidi, sogni rimasti intatti
anni senza contarli
gente partita senza motivo
è come quando fuori il sole piove
tutto sembra muoversi, per cambiare
poi gira l'angolo
ti lascia a guardare.
della fresca stagione strana
già annunciata
già di campanellini
fiori di Madonna
frenetiche rincorse d'ali
per qualche stelo
da un albero fino alla grondaia
nel pulviscolo che s'alza
profumi di mele
luce calda
lo stirar del corpo
L'eco di giovani giorni migratori
già si sente il loro promettere
a fronti in attesa, dietro la finestra
è come quando fuori il sole piove
tutto dentro non si muove
si respira senza smaniare
non è l'arrivo di una festa
Occhi lucidi, sogni rimasti intatti
anni senza contarli
gente partita senza motivo
è come quando fuori il sole piove
tutto sembra muoversi, per cambiare
poi gira l'angolo
ti lascia a guardare.
Capovolto come cappello
sul palo ad asciugare
dopo un forte temporale
ascolto tentennanti battiti
lente cadute
di bruschi movimenti
esplodere all'arrivo
in buchi già segno
allargare misure
presto laghi in radure
aride lande, poche fessure
far attraversare
olii profumati
liquidi avvelenati
occhi raggelati
al vedere ghiacciai d'erba
cielo di fango
nuvole come legni
capovolto immergo i piedi
nel soffice manto
del colore mare
dal suono d'acqua
divenuta pianto.
sul palo ad asciugare
dopo un forte temporale
ascolto tentennanti battiti
lente cadute
di bruschi movimenti
esplodere all'arrivo
in buchi già segno
allargare misure
presto laghi in radure
aride lande, poche fessure
far attraversare
olii profumati
liquidi avvelenati
occhi raggelati
al vedere ghiacciai d'erba
cielo di fango
nuvole come legni
capovolto immergo i piedi
nel soffice manto
del colore mare
dal suono d'acqua
divenuta pianto.
Appena un lembo di dio
petalo la parola muta
sulle labbra del vuoto
a resina collosa.
Il male sui cocci del tempo
nel fragile spazio il mondo
dal passo arreso.
L'eternità è Aurora
un pianto d'ali
sul fianco del sogno,
a carezza di perdono.
Nell’alba già calda,
e nell’azzurro albeggiare
d’un mattino d’estate,
tra i tanti biondi sentieri,
che gioia recarsi in campagna.
Scelto avrei di sicuro il mare
in un giorno normale, come tanti,
ma la prospettiva era a dir poco
allettante, euforica ed eccitante.
Non il solito andare di sempre,
e in quel dì speciale, tradii di mamma,
la mitica cinquecento.
Un mezzo assai più divertente
avevo a mia disposizione,
quale, l’asinello di una dolce, cara zia.
Che festa, che allegria, allorchè
in groppa ad esso mi trovai.
Di lassù tutto era diverso, più bello,
tutta un’altra prospettiva, in sella a quel ciuchino,
persino il suo incedere, quel melodico suono
di zoccoli ferrati, sembrava cullarmi,
dolce favola, ad occhi aperti, vivevo.
Con le gambe penzoloni più di un’ora cavalcai,
seppur troppo breve, mi parve quel tragitto.
Povere gambe mie, alla fine di quell’andare,
non risposero più ai comandi miei,
dritta in piedi più non mi reggevo,
e scesa che fu da quel groppone,
tra l’erba, mamma, quanti rotoloni….
Risate a crepapelle per ogni mia caduta,
rideva anche la zia, tra l’erba a riposar seduta….
Cari e caldi, come quel mattino d’estate,
tornano nitidi oggi i ricordi,
velati solo di nostalgico bene, provato
verso chi più non c’è.
Ricordi indelebili d'infanzia, tornano vivi,
e se silente e attenta io sto ad ascoltare,
di quel simpatico ciuchino, il suo raglio
riesco persino ancora a percepire.

Assorta nel silenzio l’anima ascolta
planata sul mare d’azzurro incanto
il candore intatto d’una trama di luce
fili d’aurora figli del lanuginoso sole .
Son lacrime sospese le carezze al vento
caduche intese traboccanti miracoli schiusi
arcobaleni di colori a piedi nudi e occhi franchi.
L’amore custodisce l’unione dell’universo
ha la gentilezza del gesto d’una rosa china
il coraggio del perdono planato sulla fragilità d’uomo.
Ha passi di libertà la parola sigillata
salvata dai vuoti claustrofobici del mondo
svelata all’avara vista di chi ha smesso di credere.
Acquieta la ragione in un letto di perdono
l’ascesa sanguinante piuma d’ali mute .
Il volo della rivelazione ha il pianto della passione
il silenzio, il battito nel cuore del mondo
gemente nenia d’antico legame cosmico
che incendia l’ascolto simile ad una confessione.
L’ultima speranza che al cuore giunga il soffio offerto.
… Sul gradino che ascoltò i miei pianti
e mi raccontò di storie fantastiche
nelle sere d’estate.
Tra i ciottoli del cortile,
si svincolano
girotondi e corse sfrenate,
ginocchia sbucciate e
il richiamo di una campana a festa.
Bianchi di ricami e merletti,
calzettoni nuovi
calzavano scarpette di vernice
per vivere il giorno
della colomba bianca.
Giochi sereni si rincorrevano
sotto il sole d’aprile,
tra buffi sorrisi un po’ sdentati
e lunghi capelli, tra i nastri intrecciati.
… Correvano,
correvano incoscienti,
appesi alla vita che mi forgiava,
gli anni rosa degli aquiloni.
… In mano semplicemente un filo
e i sogni volavano alti…
e mi raccontò di storie fantastiche
nelle sere d’estate.
Tra i ciottoli del cortile,
si svincolano
girotondi e corse sfrenate,
ginocchia sbucciate e
il richiamo di una campana a festa.
Bianchi di ricami e merletti,
calzettoni nuovi
calzavano scarpette di vernice
per vivere il giorno
della colomba bianca.
Giochi sereni si rincorrevano
sotto il sole d’aprile,
tra buffi sorrisi un po’ sdentati
e lunghi capelli, tra i nastri intrecciati.
… Correvano,
correvano incoscienti,
appesi alla vita che mi forgiava,
gli anni rosa degli aquiloni.
… In mano semplicemente un filo
e i sogni volavano alti…
Le pareti si avvicinano
non capisco cosa accade
mi guardo attorno
ma ciò che vedo non mi pare reale
mi sento perso e senza rotta di viaggio
ora capisco
sono chiuso in me
nel mio guscio di pelle umana
non voglio interagire con l'esterno
ormai non più mi diverto
cerco di capire cosa fare
come scappare
dal mio eterno vuoto mentale
non capisco cosa accade
mi guardo attorno
ma ciò che vedo non mi pare reale
mi sento perso e senza rotta di viaggio
ora capisco
sono chiuso in me
nel mio guscio di pelle umana
non voglio interagire con l'esterno
ormai non più mi diverto
cerco di capire cosa fare
come scappare
dal mio eterno vuoto mentale








