Quarantanove, ottantadue

nei cieli della vanità che danneggia

la sintonia con il proprio

senso di spiritualità si destreggia.

Sorvolavo il mare padano

nell’Astigiano dove si stendono le

colline del vino, morbido come la seta

con una macchina da volo

con le sue ali in ossa di balena e

la copertura in finissima cartamoneta.

Quarantasei, ottanta, trentadue

ogni giorno l’eccesso di fatica dileggia

i progetti per il futuro, ma ogni nuova

prova di coraggio alla presta li corteggia.

Lì per lì non ho subito inteso

che il martin pescatore desse la caccia

a una badiale azzurra balena

che inaspettatamente, saltando fuori

da un’onda, investe una  barca di turisti.

E nuota distante dall’ora di cena.

Settantaquattro e ottantotto sulla ruota

d’acqua, ma l’inquietudine che arpeggia

lascia quel senso che il sogno

i dissensi familiari non pareggia. 

Verosimilmente desto,

arenata sulla spiaggia

le siedo mesto accanto.

La balena canta anche parole

antiche e l’uomo non le ode

perché sordo ormai al canto.

 

 

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Profilo Autore: Mirko D. Mastro  

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