Stordito dal suo stesso calore, il sole cadeva in acqua accostandosi pigramente alla linea di confine tra cielo e mare. Andrea seguiva rapito l’evoluzione di quel tramonto così importante. L’animo romantico non lo abbandonava mai e non a caso aveva scelto lui il luogo di quell’incontro. Nell’attesa apprezzò la calma delle onde ma senza indagare sulla somiglianza con quella che precede la crespa.

Elena finalmente arrivò.

«Pensavo non venissi.» le disse andandole incontro.

«Ciao! Come te, amo questa spiaggia. Non c’è mai tanta gente e, per quanto isolata, un panino e una birra si rimediano sempre. Stasera poi alla pianola del bar suona mio cugino Leo.»

Compiaciuto di vederla, emozionato, Andrea la fissò per percepirne l’aria e la sentì gradevole. Così come aveva sperato, i capelli non erano stati legati alla nuca. Neri e morbidi, fluivano sulle spalle e, in parte, sulla fronte senza per questo sacrificare alla vista l’azzurro degli occhi. Pantaloni attillati e blusa di seta, vestiva di bianco e ciò gli appariva strano sapendo quanto amasse i colori. Per fortuna indossava il foulard blu, quello da lui preferito. Donna deliziosa! Si persuase ancora di più che su quei trent’anni insisteva una bellezza, fiera, possibilmente da cogliere e custodire con cura.

  Per quelle che erano le sensazioni, sul posto di lavoro i primi approcci promettevano bene. Col trascorrere del tempo i loro contatti si infittivano. Si arricchivano di qualche confidenza in più e si tingevano di dolcezza per via dei primi tentativi di messa a fuoco, ancora timidi ma incoraggianti.

«Come sono andate le tue vacanze?» domandò Elena.

«Quando torno a Scilla vanno sempre bene. Tu, invece? Ti stai godendo questi ultimi giorni senza pensare al dottor Dini?» le rispose, tradendo un tono pressoché paternalistico.

Il viso di lei s’incupì:

«Più tempo passa, più non lo sopporto. È un Amministratore Delegato professionalmente ineccepibile ma come uomo… Fargli da segretaria mi procura fastidio e disistima!»

Cose che Andrea già sapeva. Da sei mesi copriva l’incarico di Direttore Editoriale della DI-PRESS, casa editrice in forte ascesa sul territorio nazionale.

  Laureato in Lettere e Filosofia, coltivava da sempre l’arte per la scrittura ed aveva già diverse pubblicazioni alle spalle. Tutto ciò non era sufficiente, però, a farlo sentire un romanziere di successo. Scontava l’assenza di un’ispirazione illuminata per un progetto narrativo di più alto respiro. Certo, si trattava di uno di quei traguardi sempre mirati da coloro i quali vorrebbero convincere e convincersi di aver tradotto la passione dello scrivente in quella dello scrittore. In questa attesa, i suoi trentasette anni, con la crisi economica in atto, erano comunque ben protetti dal suo nuovo lavoro.

  Nel rapporto auspicato con Elena, sotto altri aspetti che non fossero le proprie percezioni, l’età generava delle insidie. Avvezzo da sempre a stare tra la gente, a sentirne e leggerne le emozioni, temeva che a lungo andare la vita da single non lo realizzasse compiutamente. All’interno di questo microcosmo non ancora ben consolidato, vedeva in Elena una figura da non trascurare. Gli piaceva pensare che, via via che i due si conoscevano meglio, lei avrebbe potuto svolgere un ruolo importante.

  La profonda sensibilità di Andrea, tuttavia, costituiva un pericolo per entrambi. L’innata predisposizione a esplorare reazioni e contro reazioni dell’animo umano tracciava un viatico complesso, una più che probabile sofferenza del cuore. La severità che muoveva  ogni approccio all’amore verso l’altro sesso faceva da freno alla sicurezza nell’assumere iniziative convincenti per un rapporto stabile. Una vittima dei propri schemi mentali o più semplicemente un uomo confuso?

  In Elena, le cose non è che andassero meglio. Pur avvertendo gradevole la frequentazione di Andrea, la fase di approfondimento dei pregi e difetti, del carattere e del passaggio a una visione intima condivisa, le incuteva timore. L’ultima delusione le aveva lasciato cicatrici ancora aperte.

  Lo prese per mano e lo invitò ad accostarsi alla riva. La sua attenzione era stata catturata da un pescatore intento a districare una rete imprecando non poco.

«Ascoltami, Andrea! Se guardi bene quella rete, vedi me. Io sono troppo ingarbugliata e devo trovare il sistema per sciogliermi.»

«Lo troveremo insieme!»

«No! Riguarda solo me. Solo così potrò rigenerarmi, tornare integra, utile...»

Andrea la interruppe:

«Non so se mi sto innamorando di te. So che se fosse così è giusto dirtelo.» e, detto questo, subito s’interrogò sui tempi scelti per farlo.

«È l’incipit del tuo prossimo libro?» domandò Elena con una leggera punta d’ironia.

«No, è Andrea Serra che ti sta parlando, qui, in un tramonto di fine agosto e davanti a un mare che potrebbe essere testimone.»

«È una divagazione romantica o una vera e propria proposta?»

«Richiede comunque una tua replica.»

«Allora anch’io ho da dirti una cosa. Non sono innamorata di te. È giusto dirtelo.»

Andrea si rabbuiò:

«Sono un romantico perdente.»

Elena, cosciente di averlo scosso, colse immediatamente quel disagio emotivo e aggiunse:

«Credimi, non sono pronta per un nuova storia ma ti voglio molto bene. Se anche tu me ne vuoi, avrei un’idea meravigliosa.»

«Dimmi.»

«Tu sei un’abile penna, io ormai lo so. Questa sera, appena rientrato a casa, dai subito inizio al tuo nuovo romanzo. Scrivi la nostra storia fin qui e portala a compimento esattamente come il tuo cuore lo desidera. Vedrai, sarà come se ci fossimo amati.»

Andrea annuì controvoglia.

Lei lo abbracciò, gli sistemò il cardigan, gli passò le dita sui baffi, gli accarezzò i capelli brizzolati e gli aprì un incantevole sorriso:

«Andiamo alla pianola da Leo. Stasera offro io!»

«Vai, ti raggiungo dopo.» le rispose mal celando lo sconforto.

  Illusioni, incertezze ed errori gli negarono accessi verso scorciatoie che agevolassero il suo tragitto verso il tempo del sollievo. La transizione di un amore creduto vicino in un amore impossibile si era nutrita di avvisaglie ingannevoli e di grezze emozioni, seppur sgorgate dalla tenerezza. Come utili appigli rimanevano la necessaria consapevolezza e l’introspezione.

Ancora in riva al mare, si specchiò in un granchio assai disorientato nel trovare la via dell’acqua. Rivisitò il proprio annoso dualismo tra l’insistente ricerca dell’amore e l’incapacità di trovarlo. La maledetta altalena sulla quale la tenacia e la fragilità dondolavano strettamente insieme, era sempre in movimento. A non fermarla si rischiava di farla tramutare in tormento.

  Questa scansione dell’anima sarebbe stata la fonte ideale di quell’ispirazione tanto inseguita per trovare - almeno - quiete nel suo tanto agognato disegno narrativo?

Gli piacque, in ogni caso, l’idea di aver procurato con quell’incontro un’occasione di tregua con se stesso. Alla felicità si poteva pensare dopo.

  Del groviglio di queste emozioni in chi l’amore lo aveva scandagliato, percepito, odorato e poi perduto nel lento volgere di un tramonto, il sole pareva non curarsi. Tra le tinte del cielo affondò l’ultimo settore del suo semicerchio in un mare, ora crucciato, guardiano della sera che, muta, scorreva per dare spazio a una lunga notte.

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Profilo Autore: Aurelio Zucchi  

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