Caracollando per Capri col mio cane carlino di nome Carlo, conobbi per caso una cittadina di Cremona ex casalinga, col suo cocker di nome Ciro e che ora faceva la cuoca in un convento di Carmelitane con le calze perché avevano sempre i piedi freddi.
Chiaccherammo davanti a due crodini e a cinque  crostini al Camembert approfondendo la conoscenza e così  la invitai nel mio chalet per continuare la chiacchierata e mostrarle la mia collezione di carcasse di carapace di  tartarughe Caretta-Caretta delle isole Comore e quella di cucurbitacee cornute del Caucaso centrale.
Chiaramente l'intento era quello di suscitare uno choc e poi concupirla e così, dopo i soliti convenevoli, con il sottofondo di una compilation di canzoni dei Cugini di campagna e un paio di chupitos, conclusi la serata su un letto a forma di cuore con un coitus interruptus da coppa dei campioni e un urlo che fece cadere sul comò la foto di mio nonno Cosimo sopra una cozza in ceramica firmata Le Corbusier.
Il giorno dopo la congedai cordialmente dopo averla caricata sulla sua  jeep Cherokee e le regalai, per sdebitarmi della compagnia, una curiosa collanina in corallo delle isole Caiman, un ciuccio in cristallo e un caciocavallo di mio zio Carmelo che faceva il casaro a Catanzaro in concorrenza con suo cugino che aveva il caseificio "La caciotta" a Cosenza.... e che cacchio ragazzi....!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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In effetti la mia preparazzione scolastica ha stato un po lagunosa perché, se io avrei frequentato la Sorbona, sarei diventato una luminaria , ma ò studiato solo alla Squola Radio Elettra Torino come perito eletrotennico che poi ho piantato lì.
Ma, ultimamente, ho seguito su Internett un tuttorial dell'Accademia della, non ricordo bene se della Crusca o dell'Avena che mi ha aperto un mondo fantastico che mi ha fatto scoprire un neoclassicismo aristotelico scevro di strutture
stoicistiche tardo borghesi che ben si coniugava  con una destrutturazione pseudohegheliana
ologarchico-bolscevica pregna, altresì, di una sorta di metempsicosi cripto-giacobina edulcorata, ovviamente, da una deriva faunistico escatologica di ben più ampio respiro senza conseguenze, però, di tipo cattedratico onomatopeico falso positivo.
Ciò ha contribuito, of course, ad aprirmi la mente e ad innalzare decisamente il mio livello culturale verso traguardi ben più impegnativi perché, come dice il saggio... non c'è asino che legge senza immunità di gregge... per aspera ad astra....assoreta !!!
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Farfugliando frasi feroci in dialetto filippino perché mi ero ferito il femore con una forbice in ferro fatta da un fabbro di Fabriano durante le ferie di ferragosto  con la sua fidanzata Fernanda venuta da Forlì con una maglietta di Fiorucci, felice per aver curato la ferita con un intruglio di fanghiglia di fiume, funghi finferli trattati al fosforo e fegato di fagiano liofilizzato, mi fiondai in un fast-food per rifocillarmi di focaccia di farro con friggitelli, friselle con fagioli e fiori di felce, fragoline con frullato di frutta secca e un buon fernet per digerire il tutto.
Poi, con i ferormoni a palla, fissai un appuntamento con un gran pezzo di figliola metà francese e metà delle isole Figi nella sua casetta immersa tra i faggi e i fiordalisi e dopo un focoso  e funambolico approccio, al suono delle note del Faust in fa bemolle, durante l'orgasmo lanciai un urlo che sollevò i follicoli di un furetto di passaggio, disorientò un gruppo di farfalle e deviò il corso di un fiumiciattolo lì vicino !
Che figata!!
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Zappando con la zappa una zolla in una zona di Zanzibar , scaturì uno zampillo che mi cadde sulla zucca e così, zigzagando sui miei zoccoli senza zeppa, mi azzoppai come una zebra tra le zagare e, gridando come una zecca caduta in uno Zibibbo, aprii la zip del mio zaino da zuavo in cerca di qualche zuccherino per tirarmi su !
Purtroppo trovai solo zampe di zanzara tze tze, una foto di mia zia Zoe con cornice in zirconio, uno zufolo color zolfo di uno zoologo zazzeruto di Zagabria, abitante in viale Zara, un autografo di Zorba il greco, un CD con un corso di Zumba, un depliant dello Zimbawe, un cappello con la zeta di Zorro ed infine, meno male ! , una zolletta di zenzero e una confezione intatta di Zigulì
Cosi stremato tornai a casa ma inciampai nello zerbino e mi escoriai uno zigomo, urlando come uno zebù dello Zaire, ma prontamente mi curai con un impacco indicatomi da un guru di Zurigo, a base di zabaglione, zenzero, zafferano e lische tritate di zarzuela; tutto questo col sottofondo di musica di Frank Zappa , Led Zeppelin, Renato Zero  e la lettura di tutto lo Zibaldone di Leopardi !

Che zuppa !!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Le poche persone si fecero il segno della croce prima di uscire dalla chiesa alla luce del sole. Rimasero abbagliate e si schermirono il viso con la mano alla fronte. Una signora aprì l'ombrellino nero ma vezzoso nel tulle sul bordo e si avviò dietro il feretro di legno scadente.
Alcune donne seguirono le strade a raggiera della piazzetta e scomparvero risucchiate dall'ombra dei vicoli. Il parroco si accorse che i fedeli erano quasi scomparsi, tranne la signora in gramaglie che seguiva sui tacchi alti la povera salma. Dietro di lei due vecchine che, sgranando il rosario, tessevano le lodi della defunta. La signora in nero non credeva alle sue orecchie dai cui lobi pendevano orecchini di scadente bigiotteria. Percepiva offese e insulti rivolti alla defunta che in vita era stata conosciuta come Mariannettalasanta perché a lei si rivolgevano uomini celibi e sposati per ricevere la sua benedizione e assoluzione dopo aver *** di brutto con lei. La signora in gramaglie asciugò una debole lacrima, non potendo evitare tuttavia di prendere una storta coi suoi tacchi alti e di cadere sulle ginocchia. Le vecchine si fermarono e mostrarono di essere sdentate, mentre ridevano a crepapelle. Un riso liberatorio che stavano trattenendo da tempo...Sì, perché sapevano che quella donna era la nipote della Santa...una buonadonna ,caritatevole come la zia...
Nessuno l'aiutò a rialzarsi, ma alla fine si accorse dell'accaduto don Valerio che ebbe modo di vedere le *** della donna che implorava soccorso. Fece fatica a sorreggerla perché era ben formosa e con curve che neanche al Gran Premio di Monza ce n'erano di tal fatta...
La poveretta sanguinante e con le calze strappate cercava di ricomporsi la gonna a pieghe, non riuscendo del tutto a celare la sua bassa *** agli avidi sguardi dei maschi accorsi alle grida . Il parroco allora iniziò a benedire le mani predone, tirando sberle e pedate. Una delle vecchine si accostò sfacciata a don Valerio e gli disse con una stridula vocetta che quella era la Nannona di Trastevere, una buonadonna da marciapiede.
Alcuni ragazzini si misero a cantare uno stornello" Ma che ce fregaaa, ma che ce importaaa, uno la piglia l'altro la ***...la madre, la nipote come la figliaaaa!
Le vecchine ballavano e gli uomini applaudivano. Non era proprio un funerale!
Allora fu così che il carro funebre proseguì verso il cimitero senza il parroco e gl'infedeli presenti.

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Profilo Autore: Libero  

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Il piede era stretto nella scarpa nuova. Quello sinistro, l'altro, calzava morbido. Non sapeva spiegarsi il perché e si rincuorava riprovando la scarpa, un elegante mocassino di pelle marrone dalle sportive impunture lungo il bordo. Ad ogni tentativo un nuovo lamento a denti stretti. Pensava che il commesso, ritto davanti a lui, lo compatisse ed in effetti un sardonico sorriso gli increspava l'angolo sinistro della bocca. Così si dava l'aria di chi alla fine avrebbe vinto la lotta tra piede e scarpa e rifletteva che sia lui che il commesso avevano qualcosa in comune: ciò che era sinistro. Non nel senso cupo del termine, di certo. Tolse il piede già dolorante dalla scarpa e pensò se non fosse la calza pesante a creargli fastidio. E perché allora il piede destro non protestava? Alzò lo sguardo verso il commesso, che aveva smesso di darsi da fare col calzascarpe, e sembrava che fosse pronto ad accogliere la fatidica frase:- Non mi sento a mio agio, non mi calza bene...è difettosa...
Invece con malcelato stupore dovette ricredersi perché il cliente si era convinto che fosse un disagio momentaneo e glielo confermò:- Sì, mi sembra che calzi meglio...sì, non mi dà problemi...che gliene pare?
il giovane rimase interdetto, ma si ricordò che il cliente ha sempre ragione e si congratulò per l'ottima scelta. Portò la scatola con le scarpe alla cassa e ricordò il prezzo al titolare:- Il Signore paga € 150.
E si voltò per non sghignazzare in faccia al cliente che si era convinto di avere fatto un buon affare. 

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Profilo Autore: Libero  

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Sono sempre stato un personaggio strano io. Pieno di problemi, pensieri e cose più o meno utili da fare. 
In fin dei conti, sono felice. Mi rendo conto di esserlo perché riesco a risolvere tutto rimanendo in pigiama.
Mi sono creato tanti amici in questo mondo, ma i più importanti li rivedo quando apro la portella del signor Frigo.
Mi diverto a dar nomi di persona a tutti gli alimenti che mi guardano.
Ciascuno di loro, mi implora di portarlo fuori, al caldo.
L'unico problema è che non riesco a gestirli tutti assieme!
"Tocca a me, adesso!" urla Rino il pomodorino. 
"Dai non rompermi il guscio. Lascia andare a me!" risponde Gianni Uovo.
"Non vedi come sono bianca! Ho bisogno di abbronzarmi un po'!" impreca Lella Mozzarella.
Allucinante! Non so più cosa fare! Questi fanno una confusione pazzesca.
"Dai, Rino! Diventerai un pomodorino magrebino!" Lo prendo per la pancia e lo butto su Gino Tagliere.
Afferro Lello Coltello e comincio a tagliare.
"Ahia. Così faccio un emorragia!" grida Rino, inizia ad avere la voce soffocata.
"Non importa! Lorella Padella sistemerà tutto!" gli prometto, giusto per prenderlo in giro.
Rino perde 'sangue' dappertutto, lo ho fatto a pezzi.
Mi giro per afferrare Lella Mozzarella.
"Gianni, stasera ti devi accontentare di una carezzina sul guscio!" Lo sfioro un attimo con le dita. 
Chiudo il frigo, stringendo Lella con l'altra mano.
"Sono tutto un fuoco, pigiamone di un cuoco!" mi provoca Lella Padella, adagiata per bene sul fornello.
"Allora brucia, amore mio!" Gli lancio sopra Giada Bruschetta. Sento lo sfrigolio che sale.
Rino non parla più, chissà il perché!
Lancio i suoi pezzi di stomaco sul ventre di Giada. 
"Ooo! Finalmente un costumino rosso per me!" esclama, soddisfatta.
"Se vuoi, ho anche un asciugamano bianco!" Prima che possa rispondere, le lancio Lella addosso.
"Noooo. Così mi sciolgo! Fa troppo caldo!" Mozzarella comincia a strillare, come al suo solito.
"Mi sto asfissiando! Toglimi un po' di roba di dosso!" Questa è Giada, che si lamenta sempre.
Spengo il fuoco, prima che possano replicare. Tolgo le bucce di Rino e comincio a morsicare.
"Giada, sei proprio croccante! Posso mangiarti tutta?" Non mi risponde più.
Di solito, chi tace acconsente, no?
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Profilo Autore: Diego Crozzolin  

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Il revanscismo parassitario antiderapante, coniugato con l'ovalizzazione logorroica del percolato monosodico di tipo carmelitano scalzo, si estrinseca prevalentemente nel cicaleccio, preserale del gorgoglio idraulico sottomarino,
riversando, ahimè, la perequazione polarizzata
unicamente nella coagulazione colloidale dei
maccheroni all'amatriciana della compianta Sora Lella.
Evidentemente, ciò provoca uno spossessamento circumlacuale di notevole impatto piroclastico non privo, però, di indubbie recrudescenze tolemaiche di  sicura
provenienza subsahariana.
A corollario di tutto ciò, è pacifico che l'aspettativa siderurgica semiconvessa genera uno sconvolgimento perifrastico ortopedico nella stagionatura forfettaria del pecorino sardo taroccato nei caseifici abusivi del Gennargentu
durante il tanto sospirato referendum per la Brexit... ahiò..!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Sei uscita presto stamattina. Sempre con lo stesso nome,  senza il bisogno di una carta d'identità, con gli stessi occhi chiari che avevo finito di baciare tra le 6 e la 6.30,mentre ti avvolgevo con le braccia simili ad ali di pipistrello. Ti eri rannicchiata e non smettevi di sognare che io sollevassi il tuo corpo e lo adagiassi poi tra le lenzuola ancor calde e stanche del nostro riderci sopra. Prima di uscire mi hai ricordato di bagnare i figli e di accompagnare i vasi dei gerani a scuola, o forse volevi dirmi qualcos'altro meno confuso,mentre mi baciavi le labbra con un tocco frettoloso che io avevo migliorato trattenendoti sull'uscio per poterti ancora frugare tra la borsa e il cappotto. Hai riso con un tono stridulo come di sirena che squilla e si allarma, sottraendoti alle mie mani insensibili alla tua intimità. I capelli si erano scomposti e il rossetto si era un po' sbavato tanto che sembravo truccato sulle labbra per un ballo in maschera. Mi hai detto che dovevo uscire i panni dalla lavatrice e di stenderli e, se potevo, di fare la spesa. Io non sapevo come aprire l'oblò della lavatrice e allora mi sono messo a guardare la girandola di camicie, calze, magliette e boxer, finché ho svegliato la piccola Carla. Lei sa come si comporta una brava donna di casa.
Tu ormai sei sempre più lontana, risucchiata dal traffico della tangenziale, intenta ad apparire presentabile in ufficio davanti alle inappuntabili colleghe. E so che sparlano di te,mentre il direttore ti fa stare accanto a lui a scrivere una lettera e tenta di asciugarsi la mano sudata sulla tua gonna a quadri rossi e verdi.Sei uscita presto stamattina ed io ancora devo innaffiare i gerani e portare i piccoli a scuola. Al supermercato farò la spesa, dopo aver sistemato i prodotti sugli scaffali, o ...farò il contrario.. Almeno avrò il tuo ricordo a farmi compagnia. 

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Profilo Autore: Libero  

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Perché sa, signora mia, io sono troppo umile: è questo che mi frega. Me lo dicono tutti, tirale fuori, quando è il caso, ma non ne sono capace. Che ci vuol fare? Sarà una questione di educazione o di geni, ma proprio non ce la faccio a essere maleducata o solo a esprimere il mio pensiero. Perché sa… anch’io penso almeno una volta al giorno, però non mi vanto delle mie profonde riflessioni. Un esempio? Delle riflessioni o della mia umiltà? Sapesse signora, sono talmente umile da avere rifiutato una carriera da cantante… da giovane ero stata scritturata per un ruolo da soprano in un’opera lirica di quelle importanti…mi pare fosse la Traviata, se non ricordo male. Solo a pensare al teatro pieno, agli applausi, ai fiori in camerino, alla fila di corteggiatori… mi sarei sentita fuori posto. Sa anche oggi, quando sfaccendo a casa e canto, sento dei rumori di pentole battute l’una contro l’altra, in segno di approvazione dai condomini. E allora che faccio signora mia? Smetto all’istante, per non dare alimento al mio orgoglio. Anche a letto con mio marito sono l’immagine perfetta dell’umiltà: non mi muovo, nemmeno un verso, un sospiro di piacere. Questione di frigidità? No, signora mia, è che non voglio rubargli la scena, preferisco lasciargli recitare in pace il suo monologo. Anche con l’amante? Quale dei tre? Sa, sono talmente umile che non riesco a dire di no a nessuno. Certo non faccio differenze, solo che l’ultima volta… è una confidenza tra donne, mi raccomando. Allora l’ultima volta ho proprio fatto una fesseria, ho dato appuntamento al solito Motel a due dei miei spasimanti alla stessa ora. Sapesse la vergogna, ma che avrei dovuto fare secondo lei, mandarli in bianco tutti e due? O fare i turni? Ho proposto di fare del sesso di gruppo, ma in umiltà… che vuol dire? Che sono stata in ginocchio tutto il tempo…

E poi signora mia, non sono abituata a dare ordini, ma a ubbidire, anche con i miei figli. L’altro giorno per esempio il più grande mi ha ordinato di andare a malmenare la sua professoressa di lettere, perché aveva avuto l’ardire di mettergli un’insufficienza, nonostante avesse fatto scena muta durante l’interrogazione. Si può, dico io? Vede i miei figli sono tanto educati, se sono interrogati fanno presente all’insegnante di essere preparati, di conoscere alla perfezione l’argomento, ma che per non volersi mostrare troppo intelligenti, preferiscono non rispondere. Una questione di umiltà, insomma. E questa stronza di professoressa che fa? Gli mette un due, che assurdità! Che ho fatto allora? Ho ubbidito… l’insegnante ora è in ospedale con trenta giorni di prognosi. Niente di grave, qualche costola fratturata, il naso rotto, una gamba malconcia…spero abbia imparato la lezione. Di queste cose di solito si occupa mio marito, ma quel giorno era lontano per lavoro e allora è toccato a me difendere l’onore della mia famiglia. Vuole sapere se leggo? Non mi permetterei mai, signora mia. Dickens? David Copperfield? Mai sentiti nominare, mi racconti signora, sono tutta orecchie. Allora se non ho capito male in questo romanzo c’era un tizio, Uriah Heep che faceva sfoggio di umiltà, ma in realtà tramava per impossessarsi dello studio d’avvocato del suo datore di lavoro e per sposarne la figlia. E’ così? Non è che signora mia mi sta dando della bugiarda e della stronza? Come si permette? A me che ho una voce da soprano, che potrei cantare in tutti i teatri del pianeta, che ho un marito e tre amanti che mi adorano, ma come si permette! Sa che le dico? Che lei è un’arrogante, signora mia e che è meglio non parlare con certi esseri inferiori. Tanto non sono in grado di capire una virtù come l’umiltà!

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Profilo Autore: mybackpages  

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