“Mmh…”

Willie era steso sul suo letto, non riusciva a prender sonno. Aveva aspirato del fumo di sigaro quella sera, quand’era uscito per la solita bevuta tra amici. Emetteva versi strani, la sua mente vagava verso immagini che nemmeno lui riusciva a visualizzare.

“Mmh…”

C’erano delle voci, che provenivano dalla strada sotto casa sua, voci femminili. A stento si alzò per andare verso il balcone e guardare a chi appartenevano quelle voci. Si appoggiò alla ringhiera e guardò in giù.

Rovistava nervosamente nella tasca del suo pantalone alla ricerca di qualche sigaretta. La trovò e se l’accese.

Individuò la donna che stava parlando sotto casa sua. La fissò per qualche secondo. Capelli rossi, cotonati e ricci. Camicetta nera, aderente, che evidenziava il seno in maniera quasi esagerata. Gonna in pvc che arrivava fino a metà coscia. Zeppe alte, bianchissime che riflettevano la luce del lampione. Non era magra, ma neanche grassa. Era una che sapeva il fatto suo. E stava parlando con una sua amica sotto casa di Willie. Non vide bene la sua amica, perché spariva dietro l’angolo della strada.

Dall’accento non dovevano esser dello stesso paese di Willie e questo lo eccitò un poco.

Decise di scendere di casa per spiarle meglio. Non si vestì neanche, scese in ciabatte e jeans, senza maglietta.

Era luglio, faceva caldo e, in più, era abbastanza brillo per sbattersene altamente le palle dei giudizi altrui. Quello che si dovrebbe fare sempre.

Prima di aprire il portone gli scappò una risata.

“Cazzo, c’è l’ho duro…” si disse fra se e se, poi uscì.

Si avvicinò piano alle due donne che parlavano. Le vide meglio.

Ad occhio e croce avevano una ventina di anni in più di Willie ed il perché erano in mezzo alla strada alle 3 e 45 di una notte estiva, in un quartiere così poco raccomandabile, era facilmente capibile.

“Mmh…” continuò a mugugnare Willie, avvicinandosi sempre di più.

Era notevolmente eccitato e si posizionò dietro un bidone della spazzatura per guardarle senza esser disturbato.

Da lì riuscì anche a vedere l’amica della sua amata “cotonata rossa”.

Quest’altra aveva i capelli biondi platinati, taglio corto. Era molto più magra dell’altra e portava una maglietta scollatissima di color rosso. Anche lei aveva una gonna, abbastanza corta da vederle le mutandine bianche come le zeppe della sua “collega”. Lei portava gli stivali a mezza coscia neri.

“Cazzo che donne. Mi ci potrei innamorare di due così…” pensò Willie.

Si infilò la mano in tasca ed iniziò a masturbarsi. Non era fatto con intenzione, gli venne spontaneo. Era affascinato da quelle due signore.

“Vacca troia, invidio chi se le farà stanotte…” disse poco prima di venire.

Lo tirò fuori e spruzzò sul cassonetto della spazzatura.

Prese una sigarette e se l’accese, fece un tiro e si diresse verso le due donne.

Appena fu a 2 metri di distanza da loro gli tornò duro. Le due smisero di parlare e si girarono verso di lui.

“Ehi, bel maschione vuoi?” le chiese l’amata “cotonata rossa”.

“Mi sono appena svuotato la dietro,” le rispose “però sappiate che vi amo a tutte e due, siete stupende.” Si voltò e si diresse a casa, dal suo letto.

Mentre si distese sul letto gli venne un pensiero, forse perverso per alcuni, ma estremamente eccitante per altri.

“Metti che ora quelle due vanno a leccare il mio spruzzo?” pensò.

“E poi si baciano toccandosi a vicenda…” continuò.

Si alzò di scatto per andar sul balcone, ma le due donzelle non c’erano più.

Si rattristò notevolmente e si avviò verso la cucina, in cerca di qualche alcolico.

Si erano fatte le 4 e 12, lo leggeva dall’orologio sopra il frigorifero.

“Si è fatta l’ora di bere la prima birra della mattinata” disse stappandola.

“A voi, mie care donne perse per tutta la città”.

In fondo anche questo può essere definito amore.
 

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Profilo Autore: Stefano Ragazzo  

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Commenti  

Debora Casafina
# Debora Casafina 10-12-2011 11:05
nessun giudizio pensonale solo un impressione letteraria...il tempo dei giudizi morali non mi appartiene...lo trovo scritto con un linguaggio moderno,scorrevole,c apace di trascinare il lettore in quel vicolo e sentirsi vicino a questa breve storia di solitudine e desolazione umana ed urbana....il titolo è azzeccatissimo!

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