Stiamo nella notte chiamata “insensibilità”,
dovendo trovare il giorno conosciuto come “salvezza”.
Incominciò così la danza di noi primordiali esseri contornati di ferro e cemento vivente.
Ciò che ricordo è morbidamente offuscato dai miei taglienti pregiudizi,
ma il fatto certo,
rilevante,
è abbagliante come una Luna d’agosto.
Nulla sfuggì ai nostri sensi.
Invertimmo l’udito col tatto, il gusto con la vista e l’olfatto col terzo occhio,
quello del Poeta.
Vi invito tutti a provare questa città che è in contatto diretto con l’immateriale.
Il motivo principale che ci spinse in questa ricerca, era l’insoddisfazione principale di qualsiasi essere vivente.
Non pretendevamo, ma ci limitava accontentarci.
Volevamo.
Puntavamo al nero e, a poco a poco, centinaia di esseri Sublimi vennero a stringerci
la mano e a danzare con noi.
In torno al fuoco, vedemmo gli dei lasciarsi al decadimento.
Luci oscure in un aurora terrestre.
Fu l’inizio.

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