Ti ho chiesto di non cogliere quel fiore
ti ho pregato, supplicato e implorato
d'inebriarti solo del profumo
che acerbo riempiva le narici e il cuore.
E invece tu l'hai strappato
dall’amara terra che lo ha creato
l'hai reciso, umiliato
l’hai ucciso per appagare l'egoistico amore.
Rammenti le mie parole?
Quelle sussurrate ai bordi di un binario
quando in equilibrio tra il cielo e l’arcobaleno
eravamo pronti a fare un salto nell'ignoto.
Adesso che la luce s'incurva
ai bordi dello stagno
le anatre starnazzano d'orgoglio
adesso che il profumo si sparpaglia
e sarà nuvola davanti al sole spento
adesso che la radice s'increspa
e sugli sguardi sono visibili i tagli del ricordo
volo cercando nuovi profumi
nei fiori di praterie deserte
dove la terra è madre
la sabbia è fumo
l’incenso è cenere
nel sogno eterno di un infinito amore.
