Sotto la punta di quell'abete
addobbato morbosamente come un barboncino
è il solito inventario.
La tradizione si ripete come impulso
come in quell'esperimento sulle scimmie
e la minchioneria dei cesti nostrali
continua a farci in qualche modo felici.
Sotto quell'albero sotto la soglia idrica di appassimento
qualche miracolo dell'illuminotecnica
lo fa sembrare splendente
e qualche marachella del cane
lo riporta coi piedi per terra.
Ricordo ancora di quando, ancora infante,
mi nascondevo tra i regali come in una fortezza.
E ricordo di come prorogassi il termine della fase anale
godendo di fatto dell'immaginazione
e nell'irrisorietà di un nascondiglio.
Avrei voluto non aprire mai quei pacchi rossi e verdi.
In questa Festa d'Inverno, sotto l'albero,
ci sono rimasto soltanto io.
Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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Commenti  

Arcangelo Galante
+1 # Arcangelo Galante 31-12-2015 15:07
Testo che ritengo essere molto profondo, dal punto di vista dell'interiorità dell'autore. Tra ricordi d'infanzia e tecnologici mutamenti, vi è ormai un abisso incolmabile. Era bello pensare di potersi nascondere tra i regali ammucchiati sotto ad un albero. Ma oggi, dati i tempi, anche quelli vanno sparendo, lasciandoci soli ed in balia di noi stessi. Testo condiviso!

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