Eri cresciuta spirale vorticosa
nella memoria di una strada
quando divenne invadente
il canto delle tue rosse gote,
ignaro delle mie buie lacrime.

C’eri ancora a riempire d’amore
le vampate di aria calda evanescente?

Rimasi in piedi a sacrificar le mani
per un’ora solitaria e impaurita
ché i tuoi passi corrompevano il selciato,
disperso al vento il profumo dei capelli,
s’erano sforcinati e gridavano molesti.

C’eri ancora a sfoltire le parole irruenti
che si appressavano sull’ansito dei tuoi seni?

Avevo un sacco di storie da raccontare,
un mucchio di avventure, predicai,
che crepitavano ancora nel cuore
i balzi scombinati dei sentimenti
lungo la scia che le tue gambe snelle
tracciavano nelle fessure delle pupille.

Profilo Autore: Libero  

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