Eh sì, dalla stazion dell’oggi parto!
Saluti svelti all'aria tutta attorno,
oblunga pausa per affetti e figli
e via, ad afferrare un certo tempo.

Metto in valigia alcune mie essenze,
tre quattro almeno delle più preziose,
e giunto a destinazione le aprirò
sul magico tappeto del passato.

Quando di nuovo mi sdraierò
sul letto sopra il quale veleggiavo,
volutamente mi assopirò scoperto
per fare in modo che la madre mia

nell'ora di accontentare il sonno,
facendo il giro degli amati figli,
chiudendo imposte lasciate sempre aperte,
arrivi a me per rimboccarmi la coperta.

Se avrò fortuna di vedere i lidi,
i riverberi, le sabbie e i visi d’allora,
rotolerò le natiche, le gote e il petto
su quel beige da mille falò macchiato

e violerò l’onda del mezzogiorno
alzando al cielo questi occhi scuri
e identica cosa ripeterò testardo
fin quando il mare tutto non assorbo.

Se di domenica vivrò la casa,
me ne starò nel bel cortile allegro
a saziarmi d’odore di ragù
ancora prima di esser settimo al desco.

Eh sì, dalla stazion dell’oggi parto!
O... scappo?

Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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