La domenica che rivide Ajsha,

non volle farsi leggere la mano.

 

La vide assorta, chiusa come una i,

e che guardava soprattutto il cielo.

Le domandò allora cosa avesse,

dov'è ch'era finito l’estro suo,

la parlantina solita di sempre

ai piedi dei gradini della chiesa.

 

Rispose lei ed anche a malapena

di non avere voglia della vita.

 

Nessuna quotidiana profezia,

Ajsha chiese al signor Rossi

notizie fresche della primavera

mentre cascate di capelli neri

smorzavan flussi dell’antico ardire

e in rossi lobi gli ori erano rame.

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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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Commenti  

Ibla
+1 # Ibla 05-08-2019 20:53
Sembra un romanzo, di cui si vorrebbe conoscere ogni particolare...
Bravo!
Un saluto da Ibla.
Henry Lee*
+1 # Henry Lee* 06-08-2019 08:17
Mamma mia che bellezza di poesia, con quella "i" chiusa, l'antico ardire, quel cielo così diverso. Aurelio, non mi stancherò mai di professarti la mia stima. La rileggerò senz'altro. Un abbraccio. HL.

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