Quanti sostituti e surrogati d’affetto,
quanti peluche di stoffa o metallo,
quanta empatia e quanta tristezza;
Ma questa è la vita: l’attaccamento
e poi subito la perdita.
Siamo soli come il macaco di Harlow,
senza affetti, senza base sicura,
in balia delle nostre fobie.
E come il grande branco degli uomini,
volgiamo verso la nostra propria
evoluzione creativa. Già sconfitti.
L’istinto, l’intuito, l’apprendimento,
la selezione naturale, la coscienza,
la vita come un esperimento,
l’amore come un doppio cieco;
l’associazione, le consuetudini,
l’imitazione, il gioco, lo zugunruhe,
il corredo genetico tutto,
le angosce della specie, e le mie.
È pessimismo questa mia patomimia?
o è mancanza di contatto e di sguardi?
Non lo so, ma forse crescerò lo stesso.

Commenti
Valida riflessione, Charlie. Un saluto.
Grazie è sempre un piacere leggere ...
se avessi più tempo da dedicare al club per commentare le poesie dei tanti artisti iscritti, forse avrei più seguito. Ma va bene così! Sono già felice di riuscire a condividere qualcosa...
un abbraccio.
Grazie per la condivisione, a presto