La scoperta dei pigmenti, quelli insolubili,
il licopene, la clorofilla, l’allicina, il tannino,
e quel tuo noto primo capriccio infantile.
Eri il desiderio di esplorare il mondo tu,
ed io pianta colpita da gangrena secca;
un pensiero fermo nella cruna dell’ago.
E poi i pomodori, le patate, i broccoli:
quella vaga dissociazione transitoria,
come allontanamento dall’ambiente.
La vita è tanti piccoli universi tascabili,
è l’assunzione di una nuova personalità,
di rimpianti, di rimorsi, di nodi alla gola.
Così, d’improvviso, sei diventato grande,
fra la confusione, il parossismo e l’isteria:
di già in un passato che non è più identità.
E l’uomo, si sa, nega tutto, perfino l’istinto:
con l’ebbrezza, la filosofia, con la religione,
con quel flusso oscuro che non si ferma mai.
È il modello standard cosmologico, quello,
il dentro e il fuori, l’ignoto e l’inesplorabile,
il primo vuoto, l’inflazione, e poi la vera fine.
Se l’energia è massa, e la distanza è tempo,
io che ti ho nutrito, protetto ed educato,
sono già stato vivo: prima di rinascer morto.

Commenti
Charlie, grazie a te.