L’ortolano,

il salumiere,

la fòrmica della mia cucina,

la terrazza,

il porto sotto,

il cortile,

vetri rotti ed io che gioco.

Le canzoni sempre uguali,

la fisarmonica di Gianni,

le note che ho imparato,

un re minore ed io che canto.

Il primo pesce all’amo,

l’Alighieri sul divano ocra,

il piede rotto sulla spiaggia,

un nuovo amico ed io che parlo.

Il mare in mano,

la cabina 23,

un metro per volare,

il fiato trattenuto,

lei zitta ed io che amo.

Capelli neri,

un abbaino,

i fantasmi inventati,

la pelle sua sulle mie gambe

uno scalino ed io che sogno.

La casa si svuota,

mia madre vacilla,

il treno parte in fretta,

Roma aspetta ed io che penso.

Il tempo che rimane

cattura le curve di ieri.

Le stringe in un anello

dentro il quale io vivo.

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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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