Inginocchiato ai sogni da bambino
scavai nel cielo senza darmi tregua,
sicuro prima o dopo di scovare
l’inizio di quel raggio che non vedo.

Mi piacque demolir fosche figure
formate dalle nuvole in cammino,
figure a guisa dei dannati ghigni
che già all’avvio spezzano il sospiro.

Fu poi la volta della pioggia nera,
di quella che di netto disunisce
il vezzo di guardar lassù, in alto,
con la speranza di vedere il sole.

Toccai la ruggine degli uomini
che mai la diluiscono giù in terra
e, al contrario, l’affidano al futuro
per conservarla nell’aria maledetta.

Scavai nel cielo anche da grande,
armato più di quando ero fanciullo,
ma a malavoglia presi buona nota
che nulla nell’aria era cambiato.

Ero mutato io, l’uomo dei sogni,
che del bambino non ho più la stoffa,
pietrificato nella certezza stolta
di alterare il mio assegnato fato.

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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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Commenti  

Ibla
+1 # Ibla 10-06-2018 21:50
Profondissima introspezione.
Ma davvero il fato non si può cambiare?
Bravissimo!

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