La sera, spesso, è una perfida consigliera.
Ti chiama fesso, ti sussurra qualcosa da dire o fare nell'orecchio
e tu, facendolo, ti impantani in una figura di merda colossale.
Poi ti giri e la vedi sbellicarsi dalle risate.
Le stelle come un'arcata di denti sbiancata dal dentista,
la luna come il naso storto di qualche burlone,
gli occhi lucidi come qualche nube rimasta sola.
Tu vuoi andare a letto,
ma lei è strafatta di caffeina.
Salta, si agita, gioca in cucina sporcando di farina il suo vestito nero.
Non è così seria, lo è il giorno che ha la luce delle certezze in pugno.
Ma lei no, se ne frega, se ne frega se non vede dove va a sbattere,
racconta barzellette, piange sui film, apre le gabbie delle tigri nel costato.
Qualche volta la sera diventa notte:
silenziosa, ti fa disegni buffi sulla faccia mentre dormi.

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