“Fa' ch'ogn'uno tralasci e balli e canti
l' aria che temperata dà piacere,
e la Staggion ch'invita tanti e tanti
d'un dolcissimo sonno al bel godere.”
Ah la trasognata ebbrezza del vino,
l’autunno che punge e il mio occhio che vaga;
e siamo incerti, e il cielo è foriero di sventure, quasi bisesto.
19189 Stradivari, la Caccia alle streghe, l’Adagio Molto,
la triade del Fa maggiore, la terra e il cielo, il mare,
e poi un sonno mai riverso.
Eccolo il riflesso rosso rubino, il pigmento cocciniglia,
e poi ancora un pensiero, un bagliore, un singulto:
forse davvero la vita sta tutta in un bicchiere,
forse davvero siamo tinte complementari,
la mescola che genera il grigio puro.
Così dormiremo sdraiati sul fianco sinistro
in modo da proteggere pancia e cuore,
serrati in posizione fetale a percepir l’amore:
come il colore del mondo al di là della forma,
come l’impulso all’abbandono,
il potere di una scelta.
Giallo-viola, rosso-verde, blu-arancione,
siamo la luce acromatica di Ottobre,
l’effetto dell'opposto affiancato,
un modello matematico astratto.
Siamo ubriachi, finalmente puri,
come queste radiazioni luminose
che penetrano i nostri occhi
e ci lasciano col ricordo di una nuance.
Siamo un pianeta mancato, forse,
ma siamo amore al suo equinozio:
una stagione mai più meschina.
Siamo il riposo della terra,
siamo la vita stessa,
la natura propria
del pigmento.

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charlie