« If the doors of perception were cleansed, everything would appear to men as truly it is: infinite. »
“Pamela, siamo soli,
in ogni caso e situazione,
quand’anche mi tieni la mano;
è il mio esilio questo, il destino,
il numero 17 di rue de Beautreillis,
non puoi dirmi che non lo sapevi.”
“Ma se tu sei il linguaggio, Mojo,
se sei l’amore che filtra il momento
e che ci accompagnerà dissociati
(attraverso le miserie della vita)
fino a quel di Père Lachaise,
chi sono io realmente?”
“Sono finestre i tuoi occhi,
e sono fiori scossi dal vento
le mie parole, sono miti, magia,
sono ponti stesi fra mondi diversi,
dove davvero non germina niente,
dove la terra è umida ma infeconda
e la vita non è passeggiata al chiaro.”
“Le tue visioni sono la lingua dell’anima,
sono profumi, suoni, colori, sono versi,
sono il nero, il bianco, il rosso, il verde
e poi alfine il blu del cielo azzurro:
non immaginazione, non sogno,
ma l’esistenza umana stessa.
E io ho paura dell’ignoto.”
“Non temere il mio viaggio,
l’immensa e ragionata sregolatezza
che mi regalerà una croce e tre chiodi,
perché è chiaroveggenza questa mia,
e non sarà certo un tragico epilogo.
Sarà struttura flessibile il futuro,
infanzia, maturità e vecchiaia
che alfine convergono:
trance, metamorfosi
combattimento,
ma poi ritorno.
La mia morte
è un adito,
è passaggio
a miglior
vita”

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