Nata,
tra l' olmi e poggi leggiadri
tu,
esule vita, t' investi di costumi in pianti,
il tuo mondo ricade sempre alla morte.
Là, tra le foglie rossastre del male che viene,
sopra i tetti dei colli in taciturno sguardo
s' alza e scende l' occhio in panorama e pensa.
Tramonto sì bello fra le cime dei monti:
e poi tu, Vento di volgare, sfasci l' opra
spingendo nubi oltre la scena
e come sangue il grande re tinge il sipario.
Notti di forme sinistre, demoniacali, spinte;
da strepitii incresciosi,
ombre rugginose muovon passo felino
sibilano gemiti d' oltre tomba.
Triste anima che t' assorbi pensieri di trepido esistente,
volgi al bene restante
il tuo passato di legionar d' amore.
Non porto pensieri d' amore, ma contro;
svalico sopra l' ombre del digiuno notturno,
vado nel mio andare sempre misero e con addii;
vedo soltanto un tremolio costante
che abbandona tra le rive e i margini fiocchi di vita;
e scendo allor, nelle libertà di primitive estati
ove il suono di un legno dava gioia, dava amore.
Ora tracce di lutto dipingono l' aère del duemila,
ripassano sguardi di barbari moderni nell' odio,
s' abbondano orde di riscatti in vita di vile;
e di certo scendi da mani gentili
onde l' amore in culla
dava al tuo mondo la libertà di essere vita-
e ora spargi sogni terrori,
ricami su tessuti il tuo volto di peccato
ma non troverai la pace,
camminerai sempre viottoli di anime sante.
E tutte le idee di questi toccati idealismi
sui figli del trono umano
avanzano,
giungono separate dal tempo sopra file di plebe,
cantano fedi ingiuste,
s' incorona nelle menti del misero uomo
dittature di sangue all' obbedienza;
dipingono sopra cattoliche città i loro moti divismi
stampano nell' aria fuliggine a colori diversi,
arde in brontolio la fiamma di esistere
e non esiliata arroventa la vita.
Notti con tanti lumi toccano la triste mia vita
che di tanta rabbia brilla il cuore,
il pensiero fuso!!
nervi di spasmo traggono incroci di pensieri solenni:
si colpiranno questi colori che tragicano
perendo libertà nei banali uomini
dando avelli senza fiori, senza riposo consolato.
Lo scrosciar s' impone sui degradati ignoti;
tinnula sui torreggiati intorno
il suono che prende il volto e la natura,
gravemente s' afferma un' alito sospinto d' impetuosità
e l' etere della grandiosità umana
in danno s' investe,
si colora dell' ultimo guardo e dell' ora.
Un giorno di nemmeno l' età s' annuncia ai profeti,
nulla del nostro vasto si poteva chiamare amore;
scheletriti intonati agli arsi sassi
dipingevano il d' intorno in defunti quadri ambrati, chiusi;
la grande vita del passionale uomo
bianca ed estesa sugli erbosi asfalti
fra l' orde del raggiante sole
ricamava ordini nel suo mondo di morte.
E nel vero aspetto in nutrita angosciosa libertà
troppe doglie s' incarnavano sulle plebi società,
e l' errante faticoso strumento del vivere
bruciava gli attimi dello spanto sudore,
mentre s' alzavano stridenti sorrisi in pause d' ubriaco;
la dittatura del villansozo impero
abbaiata da mastini della sua ombra ora paurosa
sillabavano di sacro errante
preghiere a suo tempo sconosciute.
Avete nel difficile l' età dell' ora ombrosa,
guardate i gigli della caduta umanità,
torrenti del gridoso sangue tornano dagli anni
sopra la vergognosa natura
del vertiginoso piano terrestre
anime scalze tornano dal buio
e voi, or piegati dagli spari vostri
tintinnate d' infantili gridi
con innocenza anziana;
l' amaro volto della fatta vostra paura
vi inserisce dentro arene dello sbranato plebo cristiano.
Il vento tra i roveri nei boschi
sullo sfondo del duemila appassito
comparirà nei testi futuri
come simpatia per un cataclisma voluto
e non sogni, ma ore veniali,
nei sintetici rimbalzi di spari, nelle ghise facce
di rossi episodi.
Questo fu un sogno fatto a 17 anni
e poi scrissi queste parole.

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