La chiamai puttana,
non ricordo perchè,
avevo tre anni.
Imparai quella parola,
ascoltandola di sguinzo
da un cugino o un amico.
La chiamai puttana,
e lei si sorprese,
accigliò il volto,
urlò.
La chiamai puttana,
mi schiaffeggiò,
non ricordo perchè,
io risi e corsi via.
Puttana, puttana
e ridevo
Puttana, puttana
e correvo.
Nessuno mi spiegò
nei lunghi rimproveri
cosa volesse dire
quella parola
così bella
che riempiva
la bocca.
Lo capii anni dopo
una parola bella
ma anche brutta,
una parola ambigua
che racchiude in sè
l'essenza dell'essere.
Puttana, puttana
ma non rido
Puttana, puttana
e corro.
Verso di lei,
lontano da lei.

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Ma l'amore ha sempre le sue contraddizioni. Ciao...