Vento di sera,
il sassofono graffia il silenzio,
l'inquietudine è il mio tormento.
La porta è sbarrata,
la chiave è già chiusa.
Spicca il contrasto
sul suo corpo calcolato:
un fisico da paura.
Gamba slanciata, tesa, scattante,
nylon coprente, nero, dominante.
Va lo stiletto,
l’alluce spinge sul sesso.
Si muove il bacino,
non c'è più tempo per questo!
Il neon fa clic nella stanza;
parole d’acciaio sussurrate nell’orecchio,
mentre il delirio si specchia.
Vaneggio, balbetto: la logica cede,
mentre la forma schiaccia e possiede.
Il senso si scolla, il collasso è certo.
Il piacere rimbalza sul muro.
Spinge, sfrega, accelera il passo,
la sua calza si bagna nel basso.
Il ritmo esplode, rompe la battuta:
sgretolata, liquida, assurda.
La professoressa sorride,
con calmo compiacimento,
si sfila la calza con lento movimento.
Un vincolo caldo che dura in eterno.
Il tacco si allontana nella notte nera.
