Ritarda il treno.
Un uomo seduto di fronte
raccoglie i ricordi da terra.
Ha un fazzoletto sulla fronte.
Scotta, ha la febbre
delicato arlecchino
vaneggia mentre
ha chiodi di pianto nel ventre
e pensieri che fanno male.
La solitudine si bagna di sudore
e per paura o per pudore
cerca d’ anestetizzare
le ore con chi siede accanto
ad ascoltare il suo dolore.
Sanguina cicatrici dalle parole.
La pelle di cristallo piove
lacrime d’un tempo smarrito
formando un antico suolo
di fughe da un’infanzia tradita
lezione d’anima marchiata.
Nessuna tenerezza di madre
o affetto di donna
alla fine lui, ultimo astante.
E’ un uomo che aspetta.
e aspettando racconta
e raccontando muore.
Un uomo seduto di fronte
raccoglie i ricordi da terra.
Ha un fazzoletto sulla fronte.
Scotta, ha la febbre
delicato arlecchino
vaneggia mentre
ha chiodi di pianto nel ventre
e pensieri che fanno male.
La solitudine si bagna di sudore
e per paura o per pudore
cerca d’ anestetizzare
le ore con chi siede accanto
ad ascoltare il suo dolore.
Sanguina cicatrici dalle parole.
La pelle di cristallo piove
lacrime d’un tempo smarrito
formando un antico suolo
di fughe da un’infanzia tradita
lezione d’anima marchiata.
Nessuna tenerezza di madre
o affetto di donna
alla fine lui, ultimo astante.
E’ un uomo che aspetta.
e aspettando racconta
e raccontando muore.

Commenti
Dal primo all'ultimo verso,traspare la sofferenza,pare di vederlo quest'uomo,che raffigura forse gran parte dell'umanità che oggi ci attraversa gli occhi e non trova un posto nel mondo.
Complimenti ...
Ho respirato POESIA.
BRAVA!
grazie