Correre continuamente
Senza riuscire a fermarsi
Lunga la strada
Senza fine
Incespicare, rialzarsi
Riprendere a correre
Senza avvistare termine
Tallonati da ombre senza volto
Termina la strada
Trovarsi dinanzi un baratro
Sguardo impaurito
Esitante
Le ombre incalzano
Sentore del fiato sul collo
Sudore gelido dalla fronte
Terrore di lanciarsi
Brandire coraggio
Buttarsi
Lasciandosi ingannare dall’aria
Tremante svegliarsi
E’ giorno
Mirar rami in fermento
udir chiaro dolce canto
nel sbuffar mite del vento
che sfiora guance in pianto
Saluta il dì morente
fendendo il cor che batte
la luce fioca vigente
nell’acqua cheta riflette
Piega la mano tremante
smorzando l’aureo sorriso
nell’acre froge fumante
perder il tempo… il viso
Arde l’asfalto
sotto il sole rovente d’agosto
nessuna curva
solo turchese orizzonte
Nelle narici aria fasulla
si… Certo… fresca
ma traditrice
Urla in testa la musica
spengo la radio
mi distraggo leggendo
segnali stradali
Mi fermo ad uno spiazzo
ho desiderio di terra
di aria normale
Semaforo rosso
Un pallone appare dal nulla
Attraversa sicuro un incrocio di quattro corsie
s'infila nella sede del tram
indisturbato prosegue la sua allegra fuga
L'osservo nello specchietto retrovisore
Temo l'arrivo di un tram
Temo le auto che fin'ora hanno lasciato deserto l'incrocio
Surreale pallone primo attore che solo in agosto può vagare in città
Semaforo verde
Indugio un istante...Si può fare in agosto
Un ultimo sguardo
lui rotola via lungo i binari deserti
Restai polvere del passato immerso nel tempo sulle piaghe ormai evidenti di quel tempo che fu senza ritorno.
Chiesi luce dal tempo fu notte, senza un riflesso della mia ombra intrisa di fango dal tempo.
Occhi più in là non vedono
Deriso il poeta minimalista di carta
Ermetica velocità mentale ridotta
Piene e gonfie le vostre parole
Protratte in sperperio di spazio
Bene annotate descritte ubicate
Poeta sognatore perpetuo
Con retino da farfalle sempre in cerca di attimi
Su terra basculante vive
Di briciole si nutre
Insapore descrizione nostra
Corposa la vostra
Riassunti esiliati in confini labili
A volte fuggono
riempiendo animi
Oscuramente,
piangono le stelle,
nel viver l’amore e finire
nel sorriso, del sole.
Le rughe segrete,
non fanno più paura
e cieco, riposa il delirio,
sulla bruma terra.
Senza notturni petali,
in cerca di luce da sfiorare,
eterna e solitaria, respira
l’acre malinconia.
Sul petto, tace addolorato
il vuoto, armato di speranze,
di tempo, di danze soavi
a ritmo di valzer.
Il fumo
lambisce gli occhi,
stento, a reggerli dischiusi,
dalle narici
s’incunea in gola,
infiamma,
tossisco,
non riesco a smettere.
In un istante,
violenta fitta
al torso
mi lacera,
non riesco a respirare,
piego la testa
serro gli occhi,
mi assopisco
di un sonno non mio.
Fulgente, brusca
luce bianca
sulla via del ritorno,
aria,
ricomincio a vivere.
tremuli neon rendono
il mio corpo intermittente.
Una silhouette scompare e poi ritorna,
dentro me;
baluginii invisibilmente tangibili.
Mi muovo
come presenza sfocata
in un fotogramma.
Divento
parte di un paesaggio urbano,
fatto di bianchi fasci
di luce e ombre,
di bianche strisce sull’asfalto grigio.
Di staglianti lampioni
che raddoppiano le distanze fra noi
e il cielo e le nuvole
che oscurano la fumosa luna
e le stelle che si confondono
con gli aeroplani.
In silenzio, lo schianto
del disincanto,
si fa strada in me.
Mi calco il cappello sulla testa,
accendo una sigaretta,
nelle mani vuote ci metto le mie braccia.
Incrociandole sul petto,
mi accorgo di essere in un quadro a grisaille…
In posa in quadro a grisaille,
fatta di milioni di punti
destinati a sfumare
negli occhi di ognuno di voi.
Tenute insieme, da un immaginario filo sottile e argenteo
immobili stanno.
E si avvicinano e si allontanano, idealmente,
brillanti di luce intermittente.
Un abbraccio di nuvole,
ammantato di polvere grigia d’asfalto.
E’ lo stesso dell’istante che fu
un soffio di vento nei miei occhi.
Il mare, solo il moto del mare
,in un effetto sonoro che sfugge a qualsiasi immaginario
che crede con certezza di conoscerlo.
In ogni posto del mondo è sempre diverso
e per ogni istante, irripetibile.
Nessun cielo trapunto di stelle,
solo una piccola luce intermittente ed elettrica.
Un abbraccio fatto di braccia, di corpi,
di fiato incolore come la luna.
E’ lo stesso dell’istante che fu.
Come un soffio di vento nei miei occhi.
Complicate esistenze senza una linea.
Parabole sempre nuove da inseguire
e provare a non lasciarsi ingannare.
da quanto e da quando viviamo così!
Con la sofferenza di una memoria ormai segnata.
Con i lividi sul cuore, abbandonandoci a braccia aperte
e ancora, camicie sbottonate.
Non ricordo le carezze, nemmeno
quel brivido limpido
che la notte non riposavo e... i suoi occhi!
Hanno infranto i nostri impeti.
Ciò che più ci apparteneva.
Le evoluzioni dei nostri sogni di vetro
come bolle di sapone piene di respiro.
Da quanto e da quando viviamo così!
Con il dolore ed il livore di un giorno senza sapore.
Annodando alle nostre vite altre vite.
Non ricordo le carezze, non più, l'idea che dà
un sospiro... di un grande rimpianto!
Frantumai con pugni, tra rabbia e dolore, rocce per trovare
il calore della luce. Mi ritrovai immerso nell'oceano senza respiro, senza un appiglio mentre rocce lapidavano la mia vita.
Respirai il sole calore dell’eterna terra mentre ghiaccio lancinante consumava le mie viscere lasciando odore acre.
Rimasi senza respiro mi ritrovai al suo cospetto mi diede un sospiro, dentro l’anima, appoggiandomi una mano sul mio petto.
non fu morte
ma la rinascita per trovarmi di nuovo a scovare il nettare della vita.



