Sospiro d'autunno
Sulle valli assolate,
Tintinnii di foglie gialle
Suonano melodie.
Strappi di cielo
Tra nuvole amare.
Continua il viaggio della stagione,
Arrossata da sentimenti e cuore.
Sotto il vento che scende a valle
Carico d'odore di legno e parole
C'è una dolce nostalgia
A far spazio nel cuore.
A creare pertugi dove lacrime
Ancora da versare si nascondono.
Ora, la mente riposa
Circondata da assolvenza di nebbia
Che piano sale.
Sulle valli assolate,
Tintinnii di foglie gialle
Suonano melodie.
Strappi di cielo
Tra nuvole amare.
Continua il viaggio della stagione,
Arrossata da sentimenti e cuore.
Sotto il vento che scende a valle
Carico d'odore di legno e parole
C'è una dolce nostalgia
A far spazio nel cuore.
A creare pertugi dove lacrime
Ancora da versare si nascondono.
Ora, la mente riposa
Circondata da assolvenza di nebbia
Che piano sale.
7 commenti
Doveava chiederti
in ginocchio scusa,
per essere nato.
Che vuoi farci,
un caso predestinato.
Noie e fastidi:
dalla culla prorompevano
vitali vagiti.
E turbavano il tuo sonno.
Il sonno del giusto.
Il piccoletto cresceva
e si ammalava.
Imparava a camminare
e giocava.
Quante cose osava!
Avrebbe dovuto
stare chiuso nel grembo.
Nove mesi di burrasca;
poi un posto fisso
in fondo al limbo.
Il vagito
è idioma forte e comprensibile.
Non esige acqua o latte.
Urla senza ritegno
alla tua innata perfidia.
in ginocchio scusa,
per essere nato.
Che vuoi farci,
un caso predestinato.
Noie e fastidi:
dalla culla prorompevano
vitali vagiti.
E turbavano il tuo sonno.
Il sonno del giusto.
Il piccoletto cresceva
e si ammalava.
Imparava a camminare
e giocava.
Quante cose osava!
Avrebbe dovuto
stare chiuso nel grembo.
Nove mesi di burrasca;
poi un posto fisso
in fondo al limbo.
Il vagito
è idioma forte e comprensibile.
Non esige acqua o latte.
Urla senza ritegno
alla tua innata perfidia.
Hanno aperto il grigiore della terra
Fiori di campo nel candore del cielo.
Passeri di nebbia cantano sui rami
Per risvegliare il sole del mattino.
La vita ha il sapore di cose sopite
E riposa in stanze di luna:
l’amore la freschezza di sorgenti
per riempire calici di voluttà.
Lasciate che il verso incantato
Dei suoi flauti struggenti
Riempia di suoni fanciulli
il cavo di pietra delle malinconie.

Io lo ascolto, ogni battito, ogni emozione è là scolpita.
Ogni sensazione è un ricordo, un' emozione.
Non si può giocare, con i sentimenti altrui, non si può non ascoltarlo.
Il cuore, io lo metto in ogni cosa, vivo di emozioni e di amore.
Nella vita ho amato solo due volte, due storie importanti.
I ricordi li ho cuciti, li ho tutti lì, come impressi su un pezzo di stoffa.
Il cuore, ora lo proteggo non è ancora pronto per innamorarsi.
Deve ancora capire, il nuovo amore come sarà, io rispetto le emozioni che ancora mi da.
Non puoi mentire, tradire il cuore lo sa, puoi rifarti una vita cercare di cambiare.
Io, lo ascolto non nego che mi piacerebbe riprovare , o meglio sentire ancora quel sentimento.
Il cuore, prima o poi lo troverà, per ora lo ascolto lo custodisco, in attesa di novità.
Il cuore, ogni battito ogni sentimento prova e conserva è delicato e degno di amore.
Per ritrovare, quella parola ma questa volta voglio sentire il vero ardore.
Quello speciale, quello che resta e dura davvero perché il mio cuore deve restare intero.

Questo tempo ch'esalta
il bianco e nero sui muri
le ombre sbiadite ed ingrigite
e dalle ardesie
dappertutto rivestito.
Nel mio passeggiare
lungo la battigia
noto che anche il mare
si disfa nel respiro
e l'odore del salino s'infiltra
tra le cabine e le case chiuse.
Una nuova stagione si stempera
addormentandosi
tra le pieghe del tempo che varia
anche se a volte
l'eco dell'altra continua,
ormai siamo arrivati ai giorni
che sono una trottola di foglie.
Pure se tra il rosso e il giallo s'evince
l'odore dell'autunno nella terra
o di un sole malato in un velo d'alba
che ci parla di riposo, di stasi,
di una muta in embrione,
i gabbiani nella loro cosmica magia
virano in un vento di bengala
che li tiene sempre attivi
in ogni stagione.
Riflessi sul muro di un raggio di sole
Strappa giochi di luce
Nel mattino solitario
Mi ritrovo da sola.
Quasi immersa nel nulla
Di una via senza sbocchi, senza tocchi
A decidere della vita da respirare
Circondata da moltitudini di persone
Affrettate nel passo
Perse dietro ad un suono, io chi sono?
Solo un anima piccola
Ma che ha tanto da dire
Sollevata da un sorriso
Che s'accende come riso.
Vaga il mio sguardo e si riempie di sole
Vaga...
Sa' che ancora c'è amore.
Strappa giochi di luce
Nel mattino solitario
Mi ritrovo da sola.
Quasi immersa nel nulla
Di una via senza sbocchi, senza tocchi
A decidere della vita da respirare
Circondata da moltitudini di persone
Affrettate nel passo
Perse dietro ad un suono, io chi sono?
Solo un anima piccola
Ma che ha tanto da dire
Sollevata da un sorriso
Che s'accende come riso.
Vaga il mio sguardo e si riempie di sole
Vaga...
Sa' che ancora c'è amore.
Spoglie
Sul reperto della terra
Simulacri.
Citazioni
Segni.
Lacerti contemporanei
Segni.
Lacerti contemporanei
Le Ombre
I Riflessi.
I fuochi ellittici.
Le intersezioni, le giustapposizioni
Le sovrapposizioni
Di catene di pensieri
Evaporati!
E i sensi?
Interrotti
Nei ritmi sincopati…
Deviati!
L’inconscio è stato dirottato
E ci sente soli, dislocati.
E ci sente soli, dislocati.
Si va di la' e di qua
Nell'aldilà
Ma l'aldilà dov'è?
L'aldilà di chi, di che?
Nell'aldilà
Ma l'aldilà dov'è?
L'aldilà di chi, di che?
Senza tetto né parola
Confusi,
Perseveriamo
Confusi,
Perseveriamo
In un effetto angusto
Che ha il nome della noia.


Nella foschia mattutina
settembre appena arrivato
lascia la sua impronta
nel variegato dei colori
che dall'acceso dell'estate
declinano all'ambrato.
Nell'aria
si nota una certa leggerezza,
una nuova frescura, propria
del preludio d'autunno
che ci viene incontro.
Un vento biricchino
gioca con le fronde facendole tremare
mentre l'ortensia
è piegata al frutto della luce.
Osservo
gli alberi roridi di rugiada
che sull'alto dei rami
la volta carezza nel loro turgore
mentre le bianche nuvole scorrono
in un inno silente.
I colori ramati
rimandano
i loro splendidi riflessi
a ricordare quella ruggine latente
che affiora ogni tanto
da cavità nascoste dell'anima
pronta a rimembrarmi quel saluto
lasciato cadere lì, frettolosamente;
ma di cui è rimasta l'eco
nell'aria che aleggia.

Come rivolo scorrevole corre il pensiero
ma a volte non riesce ad aleggiare
prigioniero com’è
di una roccia satura di calcare.
Rimane bloccato lì
e il suo grido interiore si contrae
non riuscendo ad esternare
ciò che è noto
all’ansa dell’anima dolente.
Muta rimane l’eco imprigionata
in una sospensione
nella quale soggiorna
il peso di un rospo gracidante
abbandonato nel vento
in un bozzolo
di stelle soffocate.
Impressioni di seta
nelle ombre vellutate
la musica decanta inferni
e sogna paradisi
Per il momento ascolto in silenzio
intanto cieli confinati
nella stanza slabbrano finestre
pronti a sciogliersi nell'aria
I fiori appena morti nel giardino
ancora profumano
di decadente bellezza
nelle ombre vellutate
la musica decanta inferni
e sogna paradisi
Per il momento ascolto in silenzio
intanto cieli confinati
nella stanza slabbrano finestre
pronti a sciogliersi nell'aria
I fiori appena morti nel giardino
ancora profumano
di decadente bellezza

Pietra su pietra innalzavo le mura
per creare una stanza segreta in cui rifugiarmi,
dove poter accarezzar in silenzio i tuoi capelli;
avvicinare le mie labbra alle tue...
Un luogo dove udire
il gemito del tuo piacere,
il tuo respiro sul mio corpo
e senza proferir parola
ascoltare in silenzio i tuoi pensieri,
i tuoi desideri, i tuoi incubi...
Ed ecco che ad un tratto m'accorgo di esser solo,
di te neanche l'ombra. Non ci sei.
Sei altrove, in un'altra stanza, in un altro sogno,
tra le braccia di chi più di me
ha saputo conquistar la tua anima.
E pure sembrava di averti qui,
sentivo con certezza
la tua inebriante dolcezza.
Il profumo della tua pelle
riempiva la stanza di gioia immensa,
ed io lì, immobile, mi illudevo che fosse vero...
Ed ecco la mia collera prender voce:
“Dove sei finita Paky!
Non scherzare! Ritorna qui da me!
Regalami questo sogno,
nella realtà non v'è posto per me!
Torna qui!”
Nella sera
Accarezza
La brezza
Il viso della foglia
E nel terrore
Smette di piangere.
Ondeggia
La moltitudine di fiori ciechi
All'odio del mondo.
Viaggia
L'ignoto uccello verso l'orizzonte,
Vero paradiso mai visto.
Nella sera
Tutto si tradisce.
Non possono nascondere
Ciò che noi non vediamo
Per natura,
Rimane slavato
Ai nostri occhi.
Nel profondo la morte
Si sente:
Tra le foglie,
La voce delle cose
Abbandonate.
Varia il tempo
Qui nelle anime.
Tutto si perderà nel loro tempo
Ma sanno che la morte
Ritorna.
Guardiamo
chi più non torna.
Accarezza
La brezza
Il viso della foglia
E nel terrore
Smette di piangere.
Ondeggia
La moltitudine di fiori ciechi
All'odio del mondo.
Viaggia
L'ignoto uccello verso l'orizzonte,
Vero paradiso mai visto.
Nella sera
Tutto si tradisce.
Non possono nascondere
Ciò che noi non vediamo
Per natura,
Rimane slavato
Ai nostri occhi.
Nel profondo la morte
Si sente:
Tra le foglie,
La voce delle cose
Abbandonate.
Varia il tempo
Qui nelle anime.
Tutto si perderà nel loro tempo
Ma sanno che la morte
Ritorna.
Guardiamo
chi più non torna.







