Certo, il pensiero m’asseconda,
m’inonda a volte e mi costringe,
ma poi mi vince, m’inginocchia.
Coltivo sogni, mire, ispirazioni,
canto anche illusioni e fantasie,
ma non son poeta.
Non bastano ideali ed emozioni,
sincerità, paesaggi, sentimento,
non ho metodo, tecnica, talento,
non ho concreta la preparazione.
Manco d’eloquio, stile, conoscenza,
la scienza del ritmo difetta.
Passo dal lento al meditativo,
dallo spezzato a quello martellante,
dal danzante al veloce.
Sia pur contento, sono dispersivo.
Dopo un quinario scrivo un ottonario,
confondo la sistole con la diastole,
la rima alternata con la baciata ,
scambio sestine con le terzine.
Proprio per questo non sono poeta,
ne un esteta che scrive poesie,
pertanto v’invito a non legger le mie.
m’inonda a volte e mi costringe,
ma poi mi vince, m’inginocchia.
Coltivo sogni, mire, ispirazioni,
canto anche illusioni e fantasie,
ma non son poeta.
Non bastano ideali ed emozioni,
sincerità, paesaggi, sentimento,
non ho metodo, tecnica, talento,
non ho concreta la preparazione.
Manco d’eloquio, stile, conoscenza,
la scienza del ritmo difetta.
Passo dal lento al meditativo,
dallo spezzato a quello martellante,
dal danzante al veloce.
Sia pur contento, sono dispersivo.
Dopo un quinario scrivo un ottonario,
confondo la sistole con la diastole,
la rima alternata con la baciata ,
scambio sestine con le terzine.
Proprio per questo non sono poeta,
ne un esteta che scrive poesie,
pertanto v’invito a non legger le mie.
8 commenti
Passano ripassano passano
paion volare
sgomitano
d'isteria scalfiti
da nevrosi sostenuti
manipolo di sconvolti
nidiata d'affamati
indolenziti dalle velocità
credute giuste
nella direzione di un'orizzonte
senso dell'esistenza
Rifatte
sdoppiate
ingombranti
anime compassate nella sintonia del dire
nemiche giurate oltre le strade
le vie
i suggerimenti del capire
Immobile guardando un semaforo
la coda dell'occhio li coglie
irrispettosi dei colori
attraversare una folla di gambe e braccia
per quel non avere affetti
il loro impegno
per quel non sentir dolori
evitango il loro segno
paion volare
sgomitano
d'isteria scalfiti
da nevrosi sostenuti
manipolo di sconvolti
nidiata d'affamati
indolenziti dalle velocità
credute giuste
nella direzione di un'orizzonte
senso dell'esistenza
Rifatte
sdoppiate
ingombranti
anime compassate nella sintonia del dire
nemiche giurate oltre le strade
le vie
i suggerimenti del capire
Immobile guardando un semaforo
la coda dell'occhio li coglie
irrispettosi dei colori
attraversare una folla di gambe e braccia
per quel non avere affetti
il loro impegno
per quel non sentir dolori
evitango il loro segno
La carrozza e il cavallo
s’inerpicavano su quella stradina di montagna
alberi maestosi erano a coprire la vista,
i rovi si facevano osservare coi grandi cespugli.
La nebbia vestiva gli occhi, le nuvole erano basse,
il biancore tappezzava l’aria con piccole gocce di rugiada
e sbuffi di vapore dalle narici del puledro
s’avvedevano al salire verso la piazza del paese
Nei silenzi un ruscello si faceva notare
scendeva a valle frusciando sotto i ponti
nel regalo meraviglioso della natura, l’amore
con la preziosa e cristallina acqua che discendeva
Il rumore degli zoccoli rompeva il tacitare
mentre si accingeva a raggiungere l’antica piazza
ed era lì che impetuoso attendeva il castello
con la sua magnifica torre simbolo di forza
e la splendida sua visione di quel tempo
che lì da molto s’è fermato
s’inerpicavano su quella stradina di montagna
alberi maestosi erano a coprire la vista,
i rovi si facevano osservare coi grandi cespugli.
La nebbia vestiva gli occhi, le nuvole erano basse,
il biancore tappezzava l’aria con piccole gocce di rugiada
e sbuffi di vapore dalle narici del puledro
s’avvedevano al salire verso la piazza del paese
Nei silenzi un ruscello si faceva notare
scendeva a valle frusciando sotto i ponti
nel regalo meraviglioso della natura, l’amore
con la preziosa e cristallina acqua che discendeva
Il rumore degli zoccoli rompeva il tacitare
mentre si accingeva a raggiungere l’antica piazza
ed era lì che impetuoso attendeva il castello
con la sua magnifica torre simbolo di forza
e la splendida sua visione di quel tempo
che lì da molto s’è fermato

Impressione ondivaga
che varca
l’indagine d’immaginoso
estrapolando
precise linee d’una nicchia
a forma di pensiero
S’accorpa
sul fumento trasparente
d’una logica
tracciando l’idea
Leviga nugoli indecisi
nel saggio corposo
risalente all’aroma
d’un lontano karkadè...
da gustare sull’attimo
per la sua volatilità
Mi accompagna così
questa stella,
la mia amica
non nasconde mai
nulla.
Mi accompagna ogni notte
e se spengo la luce
ed io dormo
lei è sveglia
e mi veglia.
La mia stella...
Di lei posso solo fidarmi
non mi gira le spalle,
mi aiuta nei momenti
un pò bui,
quando non riesco più a pregare
perché la mia mente
ha troppo da fare.
La mia stella
è così,
sta nel centro del cielo
e un pò a destra
del mio cuore.
Mia compagna da una vita
nei silenzi e nei risvegli
dei miei sogni...
non nasconde mai
nulla.
Mi accompagna ogni notte
e se spengo la luce
ed io dormo
lei è sveglia
e mi veglia.
La mia stella...
Di lei posso solo fidarmi
non mi gira le spalle,
mi aiuta nei momenti
un pò bui,
quando non riesco più a pregare
perché la mia mente
ha troppo da fare.
La mia stella
è così,
sta nel centro del cielo
e un pò a destra
del mio cuore.
Mia compagna da una vita
nei silenzi e nei risvegli
dei miei sogni...
Ti ho lasciato dormire
sembravi leggero
sembravi lievitare sul divano
i piedi composti verso l’alto
sognavano salite
le curve ampie dei tuoi occhi chiusi
deponevano pezzi di sole
lontano da me.
Il tuo respiro
quasi inesistente
mi emozionava
come se tu fossi lontano dalla tua pelle
come se potessi non tornare mai più.
Ti ho scritto una mail
piena di terrore
per non disturbarti...
Immagine Renato Guttuso
sembravi leggero
sembravi lievitare sul divano
i piedi composti verso l’alto
sognavano salite
le curve ampie dei tuoi occhi chiusi
deponevano pezzi di sole
lontano da me.
Il tuo respiro
quasi inesistente
mi emozionava
come se tu fossi lontano dalla tua pelle
come se potessi non tornare mai più.
Ti ho scritto una mail
piena di terrore
per non disturbarti...
Immagine Renato Guttuso
Il cielo stasera
è come impazzito
ho chiesto anche aiuto
ma nessuno ha sentito.
S’odono in cielo
tuoni e saette
ed anche la pioggia
mi strugge le orecchie.
Il cielo stasera
è parecchio incazzato
perché il vento
ha sbuffato via le stelle
spaventando anche la luna
Che stava dormendo beata…
Io sono vivo,
ogni giorno che mi sveglio
e rivedo ancora il sole,
quando cado e mi rialzo
poi riesco a stare sempre in piedi,
perché ci metto buona volontà
e tanta forza.
Mi sento vivo,
ogni giorno che respiro,
anche quando tutto va male
io sono vivo.
E mi piace stare qui a sognare,
disegnare i miei pensieri
con colori vivaci.
Mi fan sentire vivo,
il vento che mi scuote,
un tuono quando arriva un temporale
e poi la pioggia che bagna
i miei vestiti.
Io sono vivo,
anche quando mi dicono
che è tutto finito,
perché mi si accende la speranza
che tutto possa ritornare normale,
come prima...
E poi accendo la luce
mentre il cielo si veste
di nuvole allegre,
così so di esser vivo,
perché io vivo...
Siamo dentro al futuro
sembra tutto perfetto
ne abbiam messo di tempo
ma eccoci qui
in un mondo che corre veloce.
Da bambini sognavamo
quando saremmo diventati grandi
ed i mille mestieri
fantastici pensieri ci riempivan la mente
sembrava lontano arrivarci
adesso ci siamo
qualcuno si lamenta
era meglio una volta
però non ricorda
la fretta che aveva.
Adesso vi dico
mie cari signori
il futuro è futuro
il passato è passato
ormai ci siam dentro
tiriamo un po' il fiato..
.
Giocano i bambini
nel cortile della scuola,
gridano felici,
questa è l'ora dell'intervallo.
Ce n'è uno birichino
che fa scherzi a una bambina.
Un'altro fa vedere le nuove figurine.
C'è chi gioca a palla.
Uno piange, è caduto
nel rincorrere l'amico.
Ce n'è uno il più piccino...
Vuol scambiar la merendina
con la fionda...
Guarda cosa hai fatto,
hai rotto il mio orsacchiotto,
dice la bambina
a quello birichino.
vado a dirlo alla maestra,
ti darà una punizione!
La bidella ha visto tutto.
Corre subito ai ripari,
prende l'orsetto
e gli mette un bel cerotto.
La bambina sorridente...
Hai salvato il mio orsacchiotto!
Da un bacino a quel bambino,
non lo dico alla maestra...
Su è ora di rientrare,
sta strillando la campanella!
Uffa, sbuffano i bambini,
è finito l'intervallo...
nel cortile della scuola,
gridano felici,
questa è l'ora dell'intervallo.
Ce n'è uno birichino
che fa scherzi a una bambina.
Un'altro fa vedere le nuove figurine.
C'è chi gioca a palla.
Uno piange, è caduto
nel rincorrere l'amico.
Ce n'è uno il più piccino...
Vuol scambiar la merendina
con la fionda...
Guarda cosa hai fatto,
hai rotto il mio orsacchiotto,
dice la bambina
a quello birichino.
vado a dirlo alla maestra,
ti darà una punizione!
La bidella ha visto tutto.
Corre subito ai ripari,
prende l'orsetto
e gli mette un bel cerotto.
La bambina sorridente...
Hai salvato il mio orsacchiotto!
Da un bacino a quel bambino,
non lo dico alla maestra...
Su è ora di rientrare,
sta strillando la campanella!
Uffa, sbuffano i bambini,
è finito l'intervallo...
Cos’è l’ieri se non l’ombra di oggi
e l’oggi cos’è, se non l’alba di ieri;
e il domani? Dei domani non so;
forse lontani parenti del destino,
o sentieri d’oggi ed ieri mescolati?
Sperali ampi, comodi, accoglienti,
lega i denti, accenna ad un sorriso
e fa dell’illusione un paradiso e vai
non disperare mai, poi si vedrà.
e l’oggi cos’è, se non l’alba di ieri;
e il domani? Dei domani non so;
forse lontani parenti del destino,
o sentieri d’oggi ed ieri mescolati?
Sperali ampi, comodi, accoglienti,
lega i denti, accenna ad un sorriso
e fa dell’illusione un paradiso e vai
non disperare mai, poi si vedrà.
Scava impietosa la lacrima
sua la sorgiva muta sviscerata
malinconia tesa a camelia aperta
su cui posar lieve percezione
tocco mosaico di caduco alare .
Spezza nel dolore l’assenza
pianto riservato al solenne
dolore imperioso e stinto
con gioiosa grida di parto
dalla vita aggrappato al fato
verità che al celato si finge.
Cieca coglie il familiare suono
la riva del divenire ascolto
tintinnio d’universo stravolto
in coro a richiamo d’incolto
mistero gesto inespresso.
Sorride nell’impeto, il verso
lui che non conosce porto,
faro a cimelio risorto
sull’inutilità del morire deposto.
E’ suo il sentire acuito
il tempo gioioso di sé,
l’amore dal dolore richiamo
miracolo a riflesso pieno
nel più intimo appello
flebile fiamma senza coraggio.
Annega nell’anima la scelta,
arduo percorso di svolta
frammento impazzito d’eco
come a dedicar venia al gesto
nel rimanere muto
disperato gelo.
Sei l'uomo di ieri
Quello che entra nei pensieri
che sa parlare, amare,
vorresti consolare.
Sei come la luna
che arriva ogni notte
a scaldare l'amore.
L'odore...
Se pure lontano
è sempre vicino,
il sapore di lei ti sta addosso.
Sei l'uomo dei sogni
quello di ieri
dei mille pensieri
ogni giorno più intensi.
E' l'amore...
Vorresti urlare, scrivere i muri,
svelare quel nome
che t'ha cambiato la vita.
Sei l'uomo di ieri
che hai lasciato un'impronta importante
difficile da cancellare
e il suo cuore ci muore.
Ulula la vita eleganti canti di malinconia
piccole frange incise di nostalgie sul tardi
tese ad accogliere lo sguardo d’amore
d’una piccola alchimia d’inizio primavera.
In lontananza piccoli tuoni giocano a rimpiattino
e la luce lunare dolce si sdraia balsamo
sulla collina abitata da voci incitanti
un raduno di fuochi nell’impeto dei giochi
Calde danze di chitarre accompagnano
il sogno alle porte del tepore degli dei
accorsi sulle ginocchia della fragile notte.
Volti accoccolati l’uno accanto all’altro
con le smorfie di quattro bambini
nella gioia colma di stupori ingenui di latte
rincorsi curiosi sotto le lenzuola.
Silenzio e poi fiocca un sorriso d’arcano
pudore appena accennato di rossore
sulla stola ad immagine viva d’aurora
candida sonnolenza di carezze lontane.
Una visione dapprima vaga poi sottile ala
divenuta ambrata fino a trasformarsi in brina
sull’uscio della calma che invita il giorno
ai segreti custoditi nel racconto d’una fiaba
al tempo della libertà dipinta sull’anima.
piccole frange incise di nostalgie sul tardi
tese ad accogliere lo sguardo d’amore
d’una piccola alchimia d’inizio primavera.
In lontananza piccoli tuoni giocano a rimpiattino
e la luce lunare dolce si sdraia balsamo
sulla collina abitata da voci incitanti
un raduno di fuochi nell’impeto dei giochi
Calde danze di chitarre accompagnano
il sogno alle porte del tepore degli dei
accorsi sulle ginocchia della fragile notte.
Volti accoccolati l’uno accanto all’altro
con le smorfie di quattro bambini
nella gioia colma di stupori ingenui di latte
rincorsi curiosi sotto le lenzuola.
Silenzio e poi fiocca un sorriso d’arcano
pudore appena accennato di rossore
sulla stola ad immagine viva d’aurora
candida sonnolenza di carezze lontane.
Una visione dapprima vaga poi sottile ala
divenuta ambrata fino a trasformarsi in brina
sull’uscio della calma che invita il giorno
ai segreti custoditi nel racconto d’una fiaba
al tempo della libertà dipinta sull’anima.







