Nel sentire
fu un dicembre lontano.
Per sentieri a me sconosciuti vagava
l'amore d'un mondo sommerso,
il volto d'un giorno,
trovato e perso.
Per spazi d'emozioni
cercando occhi e perdizioni.
Dicembre m'avvolse,
di frettolosi passi,
fra marciapiedi spogli
e figure scolpite nei freddi massi.
Fu dicembre, che per luminarie spente,
imbandì tavole di lussureggianti rossi,
baciandomi col suo morso velenoso.
Carte truccate su verde risvolto,
tra sfere d'avorio e birilli di plastica,
carte d'un baro senza tempo
nel tempo del tempo empio.
Furono esplosioni d'universi nascosti
in mancanza dello spazio.
Furono chiuse rientranze dell'anima,
sprofondate nei buchi neri della società.
Furono occhi che accesero bianchi alberi
furono tutto…
E io che nulla fui,
m'accesi con loro,
fino a spegnermi con l'ultimo fiocco di neve,
che incurante del tempo,
inerme scioglieva la sua esistenza
sul davanzale d'una finestra chiusa,
solitario
nell'ultima sua vana parvenza.
