File di fragole selvatiche
attraversavano la brughiera,
cercando posto tra i viola della lavanda.
Un sentiero e un portone in ferro,
percorrenze senza ritorni
mi accompagnavano per poi abbandonarmi.
Avevo vestiti nuovi e fissavo
un cielo plumbeo striato da grigi nembi,
nel cuore e nella mente l’insensibile
suo tocco,
la sua voce oramai eterea e lontana.
Questo ricordo.
E d’esso avrei voluto raccogliere uno stralcio d’erba
e portarlo con me in quel giorno d’aprile.
Era tempo nel pendolo che non scorre mai e io...
Come sempre ero lì
e come sempre incontrai un viandante.
«Posso amico lasciarti un pensiero?»
«Qual pensiero vuoi dunque abbandonare a me?»
Era cosi quel vento bizzarro
che incontravo nel campo dei miei silenzi.
L'aquila nera volava alta
e fra le mani incrociate
stringevo il freddo.
Decisi di non incontrare più il vento,
ma non potevo sottrarmi.
Avrei voluto confidare l'anima a Emy Swonson.
Provai a sussurrare
senza parola, senza conoscere lingua.
Era un giugno dal profumo di malva
e lei riposava davanti a me.
«Ti prego vento amico,
tu che vai fra lapidi di pietra.
Vedi? Emy è sepolta lì...
Portale questo cuore,
non posso spostare il mio peso di morte,
fallo tu che ogni giorno
sei così gentile da fermarti sulla mia tomba».

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