‘86

«Avevo te.
Sputavo formiche sui tavoli,
vestivo al buio con paillettes rosse
e del wiskey facevo un bicchiere vuoto di notte».


Avevo un cane bianco
e una coppa d'oro
colma di sangue coagulato
e righe di siringhe
riempite col veleno che cura.


La mia benzina era senza piombo
e dormivo di giorno nelle bettole
fra verdi biliardi

che puzzavano di porto.

«Avevo una Lancia marrone conficcata al centro dei ventricoli.

Era il tempo delle mele cotogne, i cinema si vestivano alla superman e i pidocchi rubavano i peli ai cani per rivenderli ai negozi dei parrucconi.

Nessuno parlava di cose buone o cattive abitudini, nessuno parlava di nessuno e tutti di qualcuno.
Le assemblee sociali si sciacquavano la bocca con le società dei bastardi benpensanti e mal pagant

ma alla fine nemmeno esse pagavano un cazzo»


Sul marciapiede posavo lo zaino vuoto dei colmi,
tagliavo il vento di grecale attraversando ponti e porti
e le mie lacrime gonfiavano le ruote degli autobus,

Paperino guidava ancora tenendo un litro di vino rosso

come tacca del sedile.

Le fermate erano a discrezione del conducente e se l’alcol

era finito non si fermava.

Nelle feste appendevo i muri di pietra sotto le scale

e le puntine dei giradischi suonavano solo Dylan.


Palazzi grigi e figli di puttana alti tre metri mi precedevano nel mio cammino,
vatussi del cazzo che mangiavano struffoli e piccioni nel sacchetto del panificio.
I gettoni telefonici erano per le porte del Paradiso, gli squilli erano uomini borderline che ti aprivano le porte delle cabine e io gettavo nei tombini le “gingomme del ponte”.
Avevo vestiti di paillettes e cappelli di paglia rossa e labbra colorate, tre soldi in tasca e Dante era morto prima d'esser condannato al rogo per aver condannato egli stesso.


«Ora non ho più nulla e faccio il vegetale da balcone nelle ore assolate, nella solitudine di città morte d’uomini e vive di morti.

Talvolta vivo pure nei bidoni della spazzatura e la gente mi digrigna la bava addosso quando scoperchia il vaso di Pandora per defecarci i propri egoismi.

Sono il piscio nero che scorre sotto un palazzo grigio e quando la luce della notte si fotte i lampioni un brivido mi prende e trascino le budella lasciando sull’asfalto sapore d’escremento».


Avevo un cane bianco,
tre soldi in tasca
E una busta di sogni
che nessuno imbucherà più nella cassetta postale.

«E spegni quel cazzo di climatizzatore che voglio sudarmi la pelle mentre mi fumo l’ultima cicoria di campagna che ho trovato al mercato»

Pubblicità regresso

«La carta igienica “Tallevio” non verrà fornita per il blocco delle piantagioni di cotone da parte dei bruchi avvelenati»

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Profilo Autore: Giancarlo Gravili  

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Commenti  

genoveffa frau*
# genoveffa frau* 28-06-2022 23:07
Anni ardenti di giovinezze e problematiche irrisolte, gioventù bruciate dal male di vivere e dalla stessa società
argomento originale e interessante su cui riflettere, anche se si tratta di anni ruggenti, sempre attuale resta
complimenti Giancarlo!

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