Leggi in me
di sorte mal venuta,
che fu 'sì appariscente augurio,
me che mai seppi il perché.

Amore che tormento concedesti
accogli lo sguardo lontano,
ascolta il lamento delle foglie sospinto dal respiro del mare.

Ascolta mani aride,
consunte,
mani che non toccano,
mani che abbracciano.

Sfiorai ancora il tuo sorriso,
nei rivoli del pianto,
nel chiuso d'un arcano suono,
nell'aria gelida d'un marzo trascorso.

Sfiorai il tuo sorriso,
io che non ne possedevo uno.
Prendesti del corpo arroganza
rendesti dello spirito solo speranza.

Scrissi di te quando
le fronde mossero rami spogli,
quando le terre mostrarono rosse tonalità,
quando glicini fiorirono nei giardini dell'eden.

Scrissi in silenzio,
nel silenzio d'un amore,
nel silenzio d'un verbo non pronunciato,
d'un consenso non amato.

Scrissi in silenzio,
un silenzio sconosciuto fino ad allora,
compiaciuto di sé,
morto in te.

Scrissi d'amore
trovai odio
riversato sui ciottoli di pietra,
fra lapidi eterne
nei cimiteri del cuore,
sparso nel sangue dei ricordi,
cosparso di ceneri portate via dal maestrale.

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Profilo Autore: Giancarlo Gravili  

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