Quando non voglio esser solo,
dall’alba tutto m’è concesso:

mattini pregni di colori sfavillanti,
meriggi da non sprecare in siesta,
serate in blu da archiviare tardi,
notti ruffiane per sperare ancora
fino all’ultimo degli utili secondi
che testimoni d’averci riprovato.

Poi, nell’ora inevitabile del sonno,
odo il grido che io avevo nascosto
tra le anse di quel lunghissimo respiro
ch’ora è tradito ed ora me ne accorgo.

I silenzi, così, si fanno bel coraggio
girando intorno alla speranza bella
e. quali infallibili predatori odiosi,
la conquistano, tutta la sbranano.

E schegge di nero sgambettano
nel petalo tronco della luce amica
di questa abatjour, anch’essa sola
quand’io la spengo con l’attesa…

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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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