Negli allucinati colori di un orizzonte tumefatto
s'insinua tra le fronde l'affannato sospiro
del vento malato del primo mattino.
Osa solo uno scampanio lontano
mendicare nel fiato livido del giorno,
- timido ricordo di andate stagioni,
e il cielo, lapidato in immobil attesa,
come tristo generale cade poi sconfitto.
Gridi di rondini saettano attorno
o dardi che sfrecciano sul campo vissuto,
dove eroici non son che ullivi rimasti,
fieri condottieri dal nostalgico canto.
C'è poi un picchiettar sinistro,
passi di lontani crociati battuti,
e unghie di vento a stridere graffi
sui vetri e alle porte come anime mute.
S'alza il fiato dell'ansante soldato
che ha tenuto coraggio allo sfogo del mondo,
e crolla infine, con luce abbagliante,
e pesante tonfo sul ghigno del cielo.

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