Un convinto giornalista
del suo saper fare interviste,
un dì, in ardua impresa si volle avventurare.
Proprio al centro di un borgo ben curato,
tra aiuole di gerani e di violette,
stavan a disquisir, seduti a tavolino,
quattro signori dall’aspetto assai distinto.
Egli silenzioso a loro si avvicina,
ignaro il poveretto del riscontro
che le sue domande andavan a suscitare.
Gradirei, gentilissimi signori,
con voi un poco colloquiare, egli esordì,
parlar vorrei della natura,
del nostro pianeta, ahimè, così malato.
Il suo sguardo negli occhi ai quattro,
uno dopo l’altro, egli puntò
e in men che non si dica,
strano effetto, in lui, questo produsse.
Insolite sensazioni egli provò.
La terra gli mancò sotto i suoi piedi,
salì un fuoco di calore sulle sue gote,
gocce d’acqua spuntaron da ogni poro,
e un alito di aria poi il viso madido asciugò.
Terra, Fuoco, Acqua e Aria?
Voi, gentilissimi signori?
s’illuminò la mente del convinto giornalista
e fu per lui gran bella sorpresa,
al cenno di capo della vecchia saggia Terra.
Siamo noi gli elementi della natura,
parlare vorrei io allor con te che son la Terra,
essi sono amici miei e a me d’immenso aiuto.
Una domanda porgere io vorrei a te,
perché vai a caccia di notizie,
alle quali tu ben dare già sai giuste risposte?
Similmente ad un attrezzato giardiniere,
al quale vien affidato un bel giardino,
così, coi tuoi fratelli, curar dovevi il Gran Creato.
Mari, boschi, fiumi e le tante città mie,
tutto a te venne affidato.
Un dono ero stata progettata
e come si proteggon le cose care,
anch’io meritavo più cure e più rispetto.
Non fu così, e per mera negligenza
o loschi affari, tutto fu mutato.
Il mare mio ormai non è più blu
ma nero e infetto da veleni.
Stessa sorte per i fiumi e per i laghi,
ingombri in ogni dove di rifiuti.
Tanto cosa ancor più triste è,
pensare all’aria che respiri,
plumbea di fumi e di gas in essa liberati.
Col dolore in cuore di mamma,
come posso non soffrire,
nel veder poi bruciare tanto mio verde,
per mano di un incauto, vizioso di tabacco?
I tre signori qui presenti
hanno avuto un mandato ben preciso,
essi uniti stanno a me come anelli di catena
e se così per noi non fosse,
mancherebbero stagioni, albe e rossi tramonti.
Seppur con differenti ruoli,
siamo i raggi di una stessa ruota
che viaggia verso una comune meta,
la vita e l’esistenza.
I fratelli tuoi stan cercan di trasformarli,
in nemici e distruttori, anche di me stessa.
Di essi ahimè non si è saputo misurare
la vera giusta dosatura.
Ora vi chiediamo, amateci di nuovo,
come ai vecchi tempi.
Un riguardo per me, vecchia terra,
viver vorrei ancora a lungo,
rigogliosa, fertile e nutriente.
Creare, accogliere e nutrir la vita ancora,
simile a grembo di una madre,
come per incanto e per magia,
senza di me nulla sprecare,
perché so di certo che
nel ciclo della vita e delle stagioni
ad ogni estate seguir dovrà l’inverno.
Sii convincente nel fare il tuo lavoro,
scrivi le mie parole in tutta verità
fai saper sul tuo giornale,
con garbo e con giudizio,
quali i tanti mali che ci affliggono,
risveglia le coscienze per la salvaguardia del creato,
lancia più che puoi tutti i messaggi
con slogan e frasi accattivanti
“ LA TERRA E’ UNA GRANDE MAMMA
ED E’ AD ESSA CHE L’UOMO APPARTIENE!”
Scrivi pure così a caratteri giganti
del suo saper fare interviste,
un dì, in ardua impresa si volle avventurare.
Proprio al centro di un borgo ben curato,
tra aiuole di gerani e di violette,
stavan a disquisir, seduti a tavolino,
quattro signori dall’aspetto assai distinto.
Egli silenzioso a loro si avvicina,
ignaro il poveretto del riscontro
che le sue domande andavan a suscitare.
Gradirei, gentilissimi signori,
con voi un poco colloquiare, egli esordì,
parlar vorrei della natura,
del nostro pianeta, ahimè, così malato.
Il suo sguardo negli occhi ai quattro,
uno dopo l’altro, egli puntò
e in men che non si dica,
strano effetto, in lui, questo produsse.
Insolite sensazioni egli provò.
La terra gli mancò sotto i suoi piedi,
salì un fuoco di calore sulle sue gote,
gocce d’acqua spuntaron da ogni poro,
e un alito di aria poi il viso madido asciugò.
Terra, Fuoco, Acqua e Aria?
Voi, gentilissimi signori?
s’illuminò la mente del convinto giornalista
e fu per lui gran bella sorpresa,
al cenno di capo della vecchia saggia Terra.
Siamo noi gli elementi della natura,
parlare vorrei io allor con te che son la Terra,
essi sono amici miei e a me d’immenso aiuto.
Una domanda porgere io vorrei a te,
perché vai a caccia di notizie,
alle quali tu ben dare già sai giuste risposte?
Similmente ad un attrezzato giardiniere,
al quale vien affidato un bel giardino,
così, coi tuoi fratelli, curar dovevi il Gran Creato.
Mari, boschi, fiumi e le tante città mie,
tutto a te venne affidato.
Un dono ero stata progettata
e come si proteggon le cose care,
anch’io meritavo più cure e più rispetto.
Non fu così, e per mera negligenza
o loschi affari, tutto fu mutato.
Il mare mio ormai non è più blu
ma nero e infetto da veleni.
Stessa sorte per i fiumi e per i laghi,
ingombri in ogni dove di rifiuti.
Tanto cosa ancor più triste è,
pensare all’aria che respiri,
plumbea di fumi e di gas in essa liberati.
Col dolore in cuore di mamma,
come posso non soffrire,
nel veder poi bruciare tanto mio verde,
per mano di un incauto, vizioso di tabacco?
I tre signori qui presenti
hanno avuto un mandato ben preciso,
essi uniti stanno a me come anelli di catena
e se così per noi non fosse,
mancherebbero stagioni, albe e rossi tramonti.
Seppur con differenti ruoli,
siamo i raggi di una stessa ruota
che viaggia verso una comune meta,
la vita e l’esistenza.
I fratelli tuoi stan cercan di trasformarli,
in nemici e distruttori, anche di me stessa.
Di essi ahimè non si è saputo misurare
la vera giusta dosatura.
Ora vi chiediamo, amateci di nuovo,
come ai vecchi tempi.
Un riguardo per me, vecchia terra,
viver vorrei ancora a lungo,
rigogliosa, fertile e nutriente.
Creare, accogliere e nutrir la vita ancora,
simile a grembo di una madre,
come per incanto e per magia,
senza di me nulla sprecare,
perché so di certo che
nel ciclo della vita e delle stagioni
ad ogni estate seguir dovrà l’inverno.
Sii convincente nel fare il tuo lavoro,
scrivi le mie parole in tutta verità
fai saper sul tuo giornale,
con garbo e con giudizio,
quali i tanti mali che ci affliggono,
risveglia le coscienze per la salvaguardia del creato,
lancia più che puoi tutti i messaggi
con slogan e frasi accattivanti
“ LA TERRA E’ UNA GRANDE MAMMA
ED E’ AD ESSA CHE L’UOMO APPARTIENE!”
Scrivi pure così a caratteri giganti

Commenti
Qui tratti di un argomento che scotta e che riguarda tutti.
Una storia da raccontare anche ai bambini, per insegnare il rispetto verso questa Terra che ormai più che amata sembra ignorata!
Brava! Ciao, cara...