Al momento inopportuno,
quale ultima cosa io starò facendo?

Sarò forse nella mia cucina,
attento agli spaghetti al dente
ovvero, chissà, me ne starò andando
verso l’ultima riva che ricordo
a parlar di venti, esche e maree
col mio amico pescatore,
quello stesso dei vent'anni,
vecchio sì ma a piedi nudi,
calli sulle mani grandi,
con l’azzurro dentro gli occhi.

E se fossi, invece, a letto,
con lei, sdraiata di traverso,
confuso come solo io so essere,
felice nell’amore che guadagno?

E se fossi, sempre a letto,
é proprio il caso di dire,
come un vero baccalà,
come un vero moribondo?

Cosa guarderò
in quegli istanti lunghi un anno?
Il bianco quasi bianco del soffitto
o l’orologio che cammina ancora?

Cos’è che ascolterò,
i battiti del cuore a stento
o barzellette per tenermi sveglio?

Cos’è che odorerò,
chemioterapici e analgesici
o tracce di Chanel numero 5?

Cos’è che mangerò,
pastina in brodo e formaggino
o creme di pistacchio e cioccolata?

A cosa penserò,
agli affetti che la “morte” taglierà
o a quelli che porterò con me?

Cosa sognerò
in quegli istanti lunghi un anno?
La vita che vorrò riprendermi
o... “quella”?


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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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