Se mi talì ntà lu cori
Se mi talì dintra a lu cori
ci attrovi sulu ventu.
Ogni cosa scancillau
stu malirittu!
e poi si stesi cà
pì essiri sicuru
ca' nemmeno nà parola
di chiddi ca' ti dissi
-truannu a porta aperta-
ancora ci trasissi.
Se mi guardi nel cuore
Se mi guardi dentro al cuore
ci trovi solo il vento.
Ogni cosa ha cancellato
Il maledetto!
E poi è rimasto qua
per essere sicuro
che nemmeno una parola
di quelle che ti dissi
-trovando la porta aperta-
di nuovo rientrasse.

Commenti
Ho apprezzato molto, per adoperare un paragone musicale, l'agogica del brano: essendo breve, la scelta di partire con enfasi e secchezza, senza preamboli – e mantenere tale enfasi equilibrata e costante lungo il dipanarsi delle righe – è una scelta dettata da una corretta strategia compositiva, ben tarata sul contenuto che si voleva portare all'espressione: e cioè, la forma del sentimento, che nel meridione ancora vien presa con la dovuta serietà, giacché deve sottostare a un ineffabile principio di azione e reazione considerato come legge inderogabile. A proposito della quale, proprio la metafora del vento ci indica come una tale legge, che governa, nelle società tradizionali non ancora “laicizzate” il gioco distributivo dei sentimenti nelle relazioni umane, si configuri come una forza oggettiva, che non è dato al soggetto di poter modificare: ne risulterebbe minata e destabilizzata l’intera vita collettiva. Resterebbe da sviscerare la peculiare provenienza di una tale legge: vale a dire se essa sia da comprendere come il proseguirsi nei secoli di una rete di condizionamenti sociali dovuti ai mutevoli rapporti di forza tra le istanze del maschile e del femminile, oppure se sia, come ritengo io, la peculiare forma che assume il “genio” di un popolo. Per concludere, ho avuto l’impressione di assistere a una scena madre illuminata dall'abbacinante luce del Sud. Più che un cantabile, una “cantata”… Brava!
Benvenuto nel club.
Spero di leggere, presto, cose tue.