Metafora d’un tempo di sé sazio
nello scorrer silente della sabbia,
angusta dimensione del suo spazio,
clessidra che in ampolle due l’ingabbia.
Nascosta tra le pieghe del linguaggio,
segreto in reticenza custodito
e simbolo d’un’anima in ostaggio
e ossimoro qual infimo infinito,
clessidra col suo tempo rappresenta
un invito a goder l’avaro istante
che la caducità nostra rammenta:
l’Essere è, il Tempo è lestofante.
M’è difficile vivere il momento
suprema dell’istante apoteosi,
ché l’esser ha nel tempo quel tormento
di poeti e filosofi in simbiosi.
Chimera è trasformare il tempo in sogno
e il dì carpir, toccata e fuga lieve,
o in lirico affrancarmi dal bisogno
di questa dimension che incombe greve.
Recondito mi fingo quel desio,
viver l’Essere in autenticità.
Ma naufraga nel Tempo l’esser mio
e in Esistenza approda a verità. (*)
nello scorrer silente della sabbia,
angusta dimensione del suo spazio,
clessidra che in ampolle due l’ingabbia.
Nascosta tra le pieghe del linguaggio,
segreto in reticenza custodito
e simbolo d’un’anima in ostaggio
e ossimoro qual infimo infinito,
clessidra col suo tempo rappresenta
un invito a goder l’avaro istante
che la caducità nostra rammenta:
l’Essere è, il Tempo è lestofante.
M’è difficile vivere il momento
suprema dell’istante apoteosi,
ché l’esser ha nel tempo quel tormento
di poeti e filosofi in simbiosi.
Chimera è trasformare il tempo in sogno
e il dì carpir, toccata e fuga lieve,
o in lirico affrancarmi dal bisogno
di questa dimension che incombe greve.
Recondito mi fingo quel desio,
viver l’Essere in autenticità.
Ma naufraga nel Tempo l’esser mio
e in Esistenza approda a verità. (*)
(*) Il riferimento all’opera principale di Martin Heidegger, non del tutto casuale, non assume qui pretese filosofiche. Si tratta solo della riflessione poetica d’un orecchiante ossessionato dal tempo, incapace di aderire all’oraziano “carpe diem”.

Commenti
balliamo tra poesia e filosofia;
seppur confusa questa è l'idea mia:
il tempo credo l'essere sconfigga
ma non di certo prima che si frigga
il mio neurone innanzi alla clessidra
guardando scorrer con terrore d'Idra
la sabbia come vita tra le dita
che prima di capirla è già finita.
Niente, mi è andata di traverso la pappa, ho mal di pancia e commento con tale umore! Mi serve un cioccolatino per riprendermi. Ma la bilancia mi minaccia.
non ti crucciar di pappe e coccolate,
pensa che di poeta tanta stoffa
hai tu per commentar le mie bravate.
e per narrar di vita scorrer sabbia
senza che il senso suo capito s'abbia.
ma desideri e sogni non consuma
anche se la corsa è perenne affanno
lieve psiche volteggia come piuma.
Sebbene sabbia scenda senza freni
la vita ancor sorprende arcobaleni.
Belli i tuoi versi!| (Perdona i miei, che invece si divertono soltanto a giocare con il tempo, la poesia e le parole).