Non dimentico
l’armonia dei suoni
le immagini in volo
l’energia della vita
Che senza recinti
incrocia il corpo
nel rogo della pena
privo di vesti
Finché ricompare
il taglio profondo
dietro il malincuore
in tristi fonti
Allora decorerò
quei visi mai usati
con storie diverse
in nuovi albori
E senza obliare
il navigato trascorso
li guiderò tra le nuvole
culla dell’amore
L'occhio del poeta
vede oltre
l'orizzonte infinito
supera tutti i confini
e non si confonde
tra strade sconosciute!
Ti spoglia facendoti
entrare nel mistero
profondo delle sue emozioni!
L'occhio del poeta
coglie le sfumature
della vita
quelle che fanno
bene al cuore
sa leggere i sorrisi
riflette luce negli occhi
e regala magia
a chi si ferma
a leggere la meraviglia
dei suoi versi!
Passi per strada e lo vedi lì
Buttato su un cartone, in silenzio
Quasi che lo scorrere del tempo non esistesse per lui
Tiene con sè tutta la sia vita:
due stracci sporchi,
un paio di ciabatte rotte
una coperta e quel prezioso carrellino arrugginito
così importante nei suoi viaggi verso l’ignoto
e tu non gli dai peso,
come fosse un pezzo di carta che non merita sguardo
senza pensare che anche lui ha un cuore
anche lui ha un’anima, sentimenti, sensazioni
e anche lui ha un passato
che forse ha inciso definitivamente
in quel modo di essere
e forse approfondendo i motivi della sua opzione,
magari ti accorgi che forse la sua scelta
è stata molto più razionale
di quante ne possa aver fatte tu
in tutta la tua triste esistenza.
Un coraggio di dare una svolta al suo vivere,
forse più giusto e dignitoso di quanti altri
credendo di essere qualcuno
sono invece meteore nell’universo
Danzare in armonia, nel tempo
desiderando di non precipitare
salvando ricordi, sogni sfumati
chiusi, gelosamente nel cassetto.
Danzare oscillando con le stelle
tra preziosi baci, appassionati
della gioventù, oramai perduta
trascorsa, fra angeli e demoni.
Danzare ancora, senza fermarsi
annegando canti muti d’amore
laddove, l’alba in riva al mare
determina, il viaggio infinito.
Danzare felice nel temporale
nonostante stordisca il sorriso
e svellere, gli attimi di luce
come lieve carezza, della notte.
Ingrato è il silenzio
verso chi con gran voglia di vivere
gli offre un dolce canto
Ingrato è il vento
Verso chi vuole trattenere un sorriso
mentre gli viene portato via dal suo soffio
Ingrato è il bugiardo
verso chi gli dona due occhi pieni di sincerità
Ingrato è il futuro
verso chi fa tesoro del passato
Ingrato è l’egoista
verso chi vuole offrirgli amore
Ingrata è la vita
verso chi ne fa dono al suo fratello
e non capisce quanto possa essere grande il suo valore
Un raggio di sole è apparso nella notte profonda.
Ha sciolto i suoi ghiacci e l’ha resa viva
e in questo raggio mi immergo,
riscaldo i miei morti pensieri e lo possiedo.
Sarà linfa vitale per me.
Veglierà sulle mie stanche membra
e non mi lascerà mai sola
e la nemica notte non mi farà più paura.
Quel raggio si insinua nelle vene
come un fulmine nella nuda terra
il giorno squarcia le tenebre
e quel colore nero tomba
riflette l’oro miracoloso di vita.
Lo guardo in tutta la sua beltà
come una dama nel suo bell’abito da ballo.
Si pavoneggia in un prato accogliente
e sfodera il suo charme presuntuoso.
La voce gialla surclassa gli altri suoni
come a voler prevalere su un coro di colori profumati
e si mostra all’ape laboriosa
e le dona la sua essenza con orgoglio
gongolandosi della sua gentil azione.
Passa le ore a mostrarsi a destra e a manca
e non si accorge che il suo tempo finisce
E un giorno si sveglia e con angoscia
Vede i suoi fieri petali appassire.
Si guarda intorno sbigottito
quasi a cercare uno sguardo impietosito
ma riesce soltanto a percepire
sorrisetti di scherno e compiacenza
e solo allora capisce quanto è inutile
una vita, pur se breve, spesa in lodi
ed in futili prestanze ed in lusinghe.
I suoi petali ormai vecchi sono al fine
di una sciapa pur se vivida esistenza
e gli brucia quell’abito ormai spento
trasformatosi in un triste e vecchio straccio.
Aspettando che un altro giorno nasca
Ispirato da un silenzioso frastuono,
vedo l’arido territorio
popolato da fatui desideri
e da inconsci pensieri intrappolati
in un’infinita distesa.
Affronto alti e bassi come un viandante
perso nell’infinito orizzonte
e cerco ristoro.
tra immaginarie Isole di refrigerio
a cavallo delle gobbe Inizio il mio viaggio
calpestando roventi granelli.
Un viaggio senza meta e senza fine.
Pezzi di pane sulla strada
vanno a ruba e i bambini corrono appresso
Piove di sole, piove di sale
qui dove la pioggia ha un altro sapore
La gente finalmente avrà soffici denti
raccoglierà presto i suoi frutti
e i bambini scoperti,
bagnati, giocano tutti
Oh, scusate.
Che dico..
Sono mozziconi sulla strada
e le auto sfreccian distratte
Piange di nero il cielo, confuso
malato
la gente scontenta si bagna
corre a casa al riparo delle tv
e quando fuori è rasserenato,
un fiore d'inchiostro, solo,
un fiore d'inchiostro
è nato.
Sei lontana da me sorella mia
madre tu sei di dolci armonie
figlia del sole e del mare tu sei
in lontananza riconosco le tue bugie.
Ogni giorno insieme a te
sulla strada e su quella immensa prateria
aspetti l’aurora
che ti porterà
una nuova luce.
Sei lontana da me madre mia
a volte il mio cuore si spaura
nel pensarmi da solo
qui non ci sono
nè vittorie nè sconfitte
ma solo la brama di vendetta.
Ho perso troppo tempo ed ora
mi trovo solo
in preda ai miei guai
quelli che si possono toccare
e quelli che posso solo immaginare.
Lo sai è dura la vita con me
quasi mai è stata buona.
In lontananza ritrovo la tua verità
su quella strada e su quella immensa prateria
aspetto la mia vita
so che ho ancora tanto tempo…..
Osservo con occhi lucenti
I fasti di un allegro passato
e mi ritrovo avvolto
Nella rabbiosa nebbia
delle mie passioni.
Vago solitario cercando un approdo
che in cuor mio sono bene
di non poter mai trovare.
Ecco che allora perse le mie illusioni
Raccolgo le mie certezze
E mi metto alla ricerca
dei rumori che vengono
da lontano.
Osserverò
Piccole orme
Defluire via
Coltiverò
Fantasie notturne
Cullandole nel petto
Asciugherò
Vagiti amanti
Dei mali della vita
Guarderò
Mutare l’aspetto
Nel tempo
Varcherò
La solitudine nell’attesa
Di ultimi sorrisi
Emigrerò
passati compagni
d’esistenza
E ogni andar via
Il capestro incatenerà
Le emozioni
E quanto dovremo soffrire per un angolo di Paradiso ?
Amore condiviso, estasi terrena, il male lo crearono
Adamo ed Eva/e il diavoletto/ che sbagliarono parimenti in Paradiso
al nostro cospetto
e si ritrovarono con un peccato condiviso/ in pieno petto.
Ora tocca a noi espiare le loro colpe
di un errore assurdo ed evitabile
Dio lasciò l’uomo con i suoi errori e i suoi vizi
nella perdizione più totale
a volte dentro il cuore sentiamo
tutto l’amore che Dio ci vuole
immenso ricordo lontano
di generazione in generazione
non ci ha mai dimenticato
Ho raccolto un pensiero
davanti ad uno specchio
e ho visto scivolare via la vita
ho gustato il dolce gelato
di un asfalto privo di calore umano
Pensando che l’uomo dentro di me
fosse ormai una stella cadente
mi sono sentito una triste reliquia
chiusa in una sala da pranzo
ho provato dolore paura e rabbia
sentendomi impotente di fronte alla paura
ho pensato a scelte tragiche
che a nulla avrebbero portato
mi sono chiuso dentro una stanza
portando nel mio cuore i pensieri e i dolori
sono tornato indietro da solo
da solo mi sono rialzato
sono caduto e poi ancora via
in piedi a correre verso la vita
con la dignità che nessuno potrà mai
eguagliare se non con l’inganno
la chiacchiera e l’autocompiacimento.
Bene a costoro lascio provare
il gusto di sentirsi vincitori
ma senza dignità non potranno mai
essere dei vincenti come lo sono stato io
anche nella sconfitta.




