i mali
di stagione
spariranno
forti
saremo
colorando
gli sguardi
alluvionati
dalle paure
che si destreggiano
rivolgendosi a Dio
al greve
novembre
arrestato
dal sospetto
annebbiato
scambiato
per ferita
preoccupante
sopra rami
addrizzati
nel chiedersi
perchè
in un balbettio
rimasto
a ricordare
a non dimenticare
gli aquiloni volare
manovrati dai pensieri
svolazzanti
in una pozza
di ozono
dove si avverte
nel verde
fili lunghi
che fissano il silenzio
spensierato
oltre l'universo
misterioso
del pane
spezzato
alla fame
sulla tremula luce
senza profumi pesanti
di gesta affacciate
tra i cerchi
delle piccole
cascate
ricordandoti
lontanamente
orientata
in diagonale
coi riflessi
accovacciati
trepidi
a camminare
risalendo
per non affondare
non farsi ammazzare
dal fuggitivo istante
della pazzia
che fissa il capolinea
esigente stramazzato
dalle perdite del niente
di afone note spettinate
desiderose di cambiamenti
cancellati
dalla coltre bianca
colta dal rammendo
invecchiato
schiavo della notte
insonne
correndo ai ripari
Evviva Lei
ammaliatrice incallita
ti seduce
poi ti schianta la schiena
ti fa esplodere il cuore
con la gioia e il dolore che sa regalare
Ti appare improvvisa nel colore di un fiore
Nel vermiglio di una bacca nel bosco di neve
In un’ora d’amore
Nel sorriso che incroci per strada
Nelle risate tra amici
Nelle notti spese a sognare
Mentre lei fa la somma dei momenti sereni
e li aggiunge sul conto per farti pagare
Evviva Lei
che t’innalza agli apogei di pensieri esaltati
di sentieri percorsi e appagati da dolci piaceri
Che improvvisa si volta
E ti sbatte all’inferno
E ti presenta la fine senza resto sul conto
non s’è accorto il mondo
che siamo caduti, tutti
chi prima, chi poi
più d’una volta
sagome vinte al suolo
e abbiamo visto
da impressioni in fuga
come tutto resta al suo posto
e noi giù a dar bracciate
umiliati gingilli
nel giro di rivoluzione
ci serriamo la vita
e quel po’ di massa
Ho visto l'alba
in un mattino d'inverno
aveva i tuoi occhi
l'alba con colori tenui
che andavano
incontro al giorno.
Era freddo e il silenzio
parlava con parole
che leggevano il cuore.
Ho visto l'alba
dentro il tuo sorriso
un sorriso caldo
come il sole che
stava per sorgere.
E mi deludo
di parole non dette
di semplici gesti,
io che dono il paradiso
che si legge negli occhi.
E mi deludo
quando nelle parole
non leggo la trasparenza
quando non sono limpide
come l'azzurro di un cielo.
E mi deludo quando
dono il mio cuore
un cuore che segue
solo un sentiero
che adesso sbarella
tra mille sentieri.
Aspetterò Natale
davanti al camino
aspetterò quell'uomo
curioso....
barbetta bianca
cappellino rosso....
dirò che l'aspettavo
lui sorriderà
porgendomi un regalo
quello che sicuramente aspettavo
poi parleremo insieme
ci sarà poco tempo
lui avrà milioni di cose da fare
ascolterà velocemente.....senza capire
quello che voglio dire
aspetterò Natale.....
come ho fatto per anni
vedrò ancora quell'ometto...curioso
ma non sarà lo stesso
non sarò più bambino.....
Non piangere lacrime
dove non c'è amore
nè spiraglio di luce.
Non piangere
dove non c'è il calore
di un abbraccio
che ti stringe
prima di dormire.
Tu non devi piangere
il tuo cuore lo sà
lascia che un sorriso
possa illuminare
il dolce viso
e scaldare
le fredde notti.
Mettimi da parte
Lasciami in pace
La nostra raccolta in fiamme
Quanta fatica per inseminare
Del ritratto tuo solo la cornice Dei fiori solo le spine
Le piogge torrenziali
I consigli dei saggi
Non smorzano i disaggi
Mettimi da parte Lasciami in pace
questa notte sto fissando la luna
è piena....sorride
le stelle tocco con le mani
fantasia....
non andartene via
sei rimasta solo tu
salviamo questo mondo
che va a rotoli
sognare fa bene
a volte conviene
corriamo corriamo
il tempo non basta
non so che pensare
ma in fondo son stanco
voglio vivere un giorno da leone
mettendoci un pizzico di fantasia
fra milioni di stelle
voglio prenderne una
portarla con me ...porterà fortuna
ci vuole fantasia
anche a credere in questo
che aspettiamo
non facciamo confusione
salutando il presente
diciamo addio per sempre
e buona fortuna.
Era una sera di dicembre
la neve scendeva fitta
aveva imbiancato
quasi tutta la città.
Perso tra la neve
con il freddo addosso
cercavi di raggiungere
il caldo del cuore.
Una voce ti chiamava
voce calda di donna,
tu correvi più forte
che potevi
volevi quel calore
la neve sfiorava il tuo viso
ma tu senza arresa
sei riuscito a scaldarti di lei
anche se il freddo
pungeva forte!
Vado per la mia strada,
ora come ora non ne conosco altre.
Di strade ne avrò viste centomila:
certe più belle, altre più sicure,
molte da fare a piedi lentamente,
altre più dritte, libere e tranquille
ed altre più sconnesse e più tortuose.
Poche tra tutte sono silenziose.
Alcune scelte per la loro ampiezza,
alcune scelte per certa percorrenza,
per le premesse di una gran lunghezza,
lunghe ben oltre la mia buona vista,
iniziate con gioia o forse per gli inganni
che alla fine le rendono apparenti
quando poi stanco, le scopri senza sfondo.
Tra quelle che ho percorso inutilmente
alcune costeggiavano la mente,
sempre propensa a comode passioni.
Altre sembravano da tempo abbandonate.
E molte altre mi sono state regalate,
tanto per fare insieme un po' di strada,
come compagni, come cercatori,
come per gioco, come per paura
per dar rimedio in due...
a quello che non trovi.
Io della mia di adesso conosco solo un tratto,
quel piccolo [o grande] pezzetto che ho percorso.
Quel giorno che l'ho presa
ho visto un'ombra, solo le sue spalle,
era davanti e c'era un po' di nebbia,
era davanti e non la conoscevo.
Eri davanti quando ti ho raggiunto.
Sei ancora lì, avanti qualche metro,
ma io cammino e non sono stanco
ma io ti vedo e adesso ti conosco.





