Se tento di ridurre la distanza
tra l’esser io e il mio apparire
soccorso chiedo alla scrittura.

Tastiera pronta ad essere assillata,
mi spolvero di dosso l’artefatto.
La maschera desiste in un lampo.

Scavando nell’arena dell’anfratto,
mi accorgo di parlare con me stesso.
Parola dopo l’altra trovo gusto.

Nel desiderio poi d’aprirmi al mondo
mi basta un tasto per entrarci dentro
col nome e col cognome, almeno quello.

Mi vedo nell’immagine d’un tempo,
cravatta a modo ed un sorriso sciolto
con l’illusione di un po’ d’eternità.

Spirale di celate timidezze,
di avventurieri in ansia d’esser visti,
il rito si consuma facilmente.

Astute, tra gli utenti della giostra,
le lotte per un etere perfetto
son labili conquiste del consenso.

Il fasullo sentire si confonde
nel denso afflato delle anime pure
smarrite anch’esse in mere certezze.

La maschera si muove, cerca volto.
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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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