prova costume fatta...
Perfetto, allora suvvia
si va sul palco!!!
E tu sei andata...
In silenzio te ne sei andata...
Ma il sipario non è calato,
chiuso sì, però non serrato;
pronto a riaprirsi per raccontare
ancora la storia
della nostra bizzarra amicizia
tra poesia e prosa
risa e gioia.
Noi personaggi narranti
di persone raggianti
nell'incontro d'ogni giorno
per confidarsi, confrontarsi,
legarsi...
Epoche diverse le nostre,
ma unite da passione
per il divertirsi e il divertire
in originale ilarità,
rara particolarità
in un periodo buio.
Pubblico in delirio
per due pazzarelle come noi
sempre pronte a far
l'una da spalla all'altra
in siparietti simpatici
ad ogni passante...
Te ne sei andata
e senza avvisare,
senza salutare il nostro...
il tuo pubblico.
Te ne sei andata
portando con te
un pezzo di me.
Però anche adesso
che so che non ti rivedrò
ti saluto non con un addio,
ma come ho sempre fatto...
A domani Annarè e non far tardi
così racconto prima a te
cosa la vita ha tenuto
in serbo per me...
Ciao Annarè!
e da tutte le parti eri acclamato da tanta gente,
quando i tuoi occhi timidi e ridenti,
erano attorniati da calciatori assai vincenti.
Il tuo canto perpetuo suonava con Apicella,
la tua canzone annoverata come la più bella,
era il Maggio odoroso,
da Barcellona tornavi con la coppa vittorioso.
Io tralasciavo gli studi leggiadri di fine anno,
per festeggiare come se fosse Capodanno,
la tua mano porgea ai giornalisti la coppa dalle grande orecchie,
mentre le altre squadre erano ridotte ormai a delle fetecchie.
Lingua mortal non dice,
cosa dipinsi quella sera con la vernice,
che penseri soavi ,
mentre la squadra in coro guidavi.
Quando sovviemmi tale ricordo,
un dito veloce afferro e mi mordo,
O Natura o Natura,
perchè in questi ultimi anni tanta sventura?
Mia lacrimata speme,
ora per il futuro il tifoso teme,
Champions, scudetti e coppe,
onde di cotanto ragionar non erano mai troppe?
Questa la sorte dei tifosi milanisti,
essere destinati ad esser uomini tristi,
all'apparir del vero si prega,
che almeno si faccia parte delle Superlega.
Dolcemente
mi hai preso
per mano
e mi hai condotto
in punta di piedi
tra viali poetici,
delicatamente
tra vie di note
armoniose.
Magicamente
hai ascoltato
i miei silenzi
hai letto
i miei pensieri
con sguardi
intensi e
penetranti.
Mi manchi nonno.
Mi manchi ancora
come nel tempo che fu,
un tempo che
non tornerà più.
Miro il cielo
e sento
che tuttora
tra poesia e musica
la mia più
tenera lirica
sei tu.
che fan cazzotti in continuazione,
li vedi spesso in televisione,
son famosi in ogni Nazione.
Uno grande grosso e barbuto,
ti solleverebbe con uno starnuto,
l'altro dagli occhi chiari che splende di beltà,
in molti lo chiamavano Trinità.
Con loro se ne vedono delle belle,
di risate a crepapelle,
e sa han fame e son da soli,
te li ritrovi a mangiar fagioli.
A volte sembrano due matti,
interpretando due super piedi quasi piatti,
alcune altre fan finta di litigare,
mentre con gli ippopotami gli piace stare.
Le loro leggendarie battute,
son da tutti risapute,
mentre le loro colonne sonore,
le conoscono persino le suore.
Hanno accompagnato intere generazioni,
per i più piccoli anche meglio dei cartoni,
film visti a ripetizione,
sempre come se fossero in prima visione.
Ancora oggi vengono riproposti dal palinsesto,
li rivedo volentieri anche se con occhio più mesto,
in ricordo di anni che non torneranno più,
quando loro erano l'appuntamento fisso alla TV.
Non volevo però lasciar alla nostalgia nessun richiamo,
Bud e Terence mi direbbero: ' Altrimenti ci arrabbiamo',
allora con un barattolo di marmellata mi siedo sul sofà,
e congedandomi scrivo: ' Solo Puffin ti darà forza e grinta a volontà'.
dove un bimbo
ci ha lasciato anche il cuore
com'era bello respirare
quell'aria nitida che sapeva di mare
Quella collina dipinta e adornata
da un vecchio castello
più antico del tempo
e le vaste radure di araci e uliveti
fanno un contorno al vecchio paese.
Squillace antico ti porto nel cuore
e a volte rimango senza parole
come quel giorno che ti ho lasciato
e il mare su un treno sembrava lontano
mi manca tanto quella terra
fatta solo di creta
ma che inventa magiche costruzioni
e le stradine ripide e strette
dove un bambino oramai fatto uomo
ci gioca sempre spensierato e felice.
sfavillavano vetrine,
addobbate a tema
primavera,
una gara a quale
fosse la più bella.
Dopo visite di chiese,
si andava per negozi,
quasi tutti a braccetto,
felici.
Ora saracinesche chiuse,
forse per sempre
per tanti,
strade deserte,
solo chi crede
fermamente
in qualcosa,
sorride ancora...
voli colomba,
porti con te
un bocciolo
di rosa,
per la mia
Caterina.
Figlia adorata,
perduta in
un incendio.
Anche se
sono passati anni,
il dolore
è sempre forte
e solo sulle
ali della colomba,
trovo pace,
tracce di te
nell'infinito.
Viso contro viso a sfiorare il tuo,
liscio, rasato, sempre.
E il tuo profumo di buono,
di cose lontane come cassetti
odorosi di linde lenzuola.
Il guerriero caparbio,
l’indomito orgoglioso...
Ma io l’ho toccata, l’ho stretta
cullata ed amata, la tua fragilità.
Somigliava alla mia che
si prende a schiaffi e si veste
di sicurezza apparente.
Sensibile guerriero, docile felino
Ed ora, che il ricordo ogni volta
si fa odoroso di te, manchi da morire.
Sapevi di buono, si, e di buono
vivo quando penso di te…
Tu sei in una risata
in quelle sazie, fragorose.
Negli echi di parole
interminabili,
nelle attese di primavere
che mangiavano il tempo.
Sei tra le righe di una favola
nella rima di una poesia,
ironica, come il nostro cuore,
come noi, anime burlone.
Tu sei la malinconia degli anni
corsi troppo in fretta.
Sei una pila di sogni
strappati alla vita per sempre
e che hai portato via,
in volo con te…
La mia città, la mia Napoli mandasse
Un cassone di caffè, un cassone di gigli
Se io l'aprissi facendo risuonare
La ceralacca
Due confezioni di macinato
Due paia di bulbi
Dei fazzoletti bianchi ricamati d'argento
Dei fiori di giglio nei sacchetti di seta
E tu
E se tu uscissi da lì
Ti farei sedere sull'orlo del letto
Ti metterei sotto i piedi la mia pelle di cavallo
Con la testa chinata e le mani giunte starei davanti a te
Ti guarderei, gioia, ti guarderei stupito
Come sei bella, dio mio, come sei bella
L'aria e l'acqua di Napoli nel tuo sorriso
La voluttà della mia città nel tuo sguardo
O mia sultana, mia regina, se tu lo permettessi
E se il tuo schiavo Labbra Tristi l'osasse
Sarebbe come se Respirasse e baciasse
Napoli sulla tua guancia
Ma sta attenta
Sta attenta a non dirmi "avvicinati"
Mi sembra che se la tua mano toccasse la mia
Cadrei morto sul pavimento.
tra corsie anonime,
cercare fiori
tra medicine e
flebo,
stare vicino
a questo amore
spaventato,
che vede rifugio
solo nei tuoi
occhi.
Amare ancora,
senza spensieratezza,
col dolore chiuso
dentro il cuore,
sperando di
tornare a casa.




