Manca l’ultimo nuovo colore
al duro e ostinato vagare
nella trincea del mio micro campo.
Più non basta l’azzurro del cielo,
monotono pretesto a salvaguardia
d’ingenui abbagli oramai datati.
So dell’uomo senza più confini,
del suo esplorare pance d’infinito,
e mi acquietano i frutti del futuro.
Non ancora del tutto ripiegato,
unghierò una fiancata del fosso
‘sì da potermi accostare al bordo.
Questi occhi punterò su in alto
- auralbe d’Orione vicino -
Tramonti no, ché gemmano notti!
che nessuno riuscirà a salvarmi
impazzisco al dolore
che mi stringe.
e tu non ci sei
crollano speranze e sorrisi
cedono il passo alla paura
di restare senza di te.
da questo tramonto eterno che sanguina.
per riascoltare la tua voce
che risuona nella mia testa
ma tu non ci sei più...
senza alba ne speranza.
La morte sopra a tutto il velo stende
su piante, bestie, anche su l’umano.
Anche su te ha steso la sua mano
ma il cuore mio ferito non si arrende.
*
Di certo, dal viaggio che hai intrapreso
lo so, sarà impossibile che torni
ma mi resta nel cuore un grande peso
che tristezza, mi manchi, tutti i giorni
*
ogni ora ogni istante ogni minuto
non so come farò ad andare avanti.
Quando ti ho dato l’ultimo saluto
ti dissi non saremo mai distanti.
*
Per me sei stata il dono più prezioso
tanto t’ho amata e tu m’hai amato tanto
ormai io sto annegando nel rimpianto
di averti persa amore. Buon riposo.
***
Quando il sempre odiato vento
per una volta vorrei al mio fianco,
pronto a spazzare con una folata
inquietudine che insulto arreca,
se l’aria non è l’aria voluta
ma è solo odor d’agonizzanti rose
chiuse nel metro imposto dal tempo
col cuore recluso ch’evadere tenta,
mentre più non distinguo il mio sole
e il tramonto io confondo con l’alba
intanto che il blu del mare non guardo
facendo svanire il sogno di sempre,
ho bisogno di credermi. Ancora!
*
E' una mia vecchia poesia e la dedico a MANUELE, autore all'interno di questo sito.
Fossi lastra di marmo nero
le vene d'oro
scintille della luna
nella notte che non passa
la notte fonda
di latte in cielo.
Fiati di mòchena
appiccano il sudore delle stelle:
venga il tuo regno
Regina – all'alba.
Venga il tuo regno.
Qui ancora tremano
le capre senza stalla
e queste labbra
chiedono perdono.
*venga il tuo regno, in lingua mòchena (minoranza linguistica nella zona del Trentino dove la meravigliosa etiope Agitu Ideo Gudeta, barbaramente assassinata, risiedeva)
Il paese che muore
così c’è scritto
sulla nuda roccia
che da secoli ti sostiene
e che ti fa da madre
a questo figlio
ora in balia del vento
che dalle forre sale
e ti porta il respiro
di voci innamorate
di chi in te ha trovato
uno scampolo di paradiso.
Sei il paese che muore
così c’è scritto
sulla nuda roccia
che ti sostiene
ma la bellezza non può morire
quando è figlia del tempo
che in lei opera clemente
come l’amore di una madre
e l’acqua per un fiore.
Sei il paese che muore
così c’è scritto.
Di certo non bastano queste parole
a dare alla tua vita un alito
e alle tue nude rocce
baciate dal sole
prima di tramontare.
ad inseguire il veloce tempo
in modo da non perderlo di vista
neanche quando improvvisamente
imbocca la più stretta delle curve?
A tallonarlo, senza alcuna tregua,
fino al preciso punto d’affiancarlo?
Io sì, nella continua corsa,
anima e corpo in ginnica tenuta,
col travagliato sogno del campione
che tenta la sua migliore impresa.
E hai mai provato, figlio mio,
a superarlo, il veloce tempo,
ed esser tu a fare l’andatura
coprendo a ritroso il tragitto
ed esser tallonato senza sosta?
A mantenere almeno una distanza
per essere sicuro d’aver vinto?
Io sì, nella continua corsa,
anima e corpo in ginnica tenuta,
col travagliato sogno del campione
che giunge infine all’agognata meta.
Guarda d’oggi cielo, terra e mare
e scova tu, se ne sarai capace,
bellezze nuove da incastonare.
Ti aiuterà ad indossar la vita.
Ma non dimenticare, figlio mio,
di riguardare cielo, terra e mare
e d’essere capace a scovar domani
bellezze antiche da cristallizzare.
Quel giorno d'estate,
C'eran parole
Mai state ascoltate.
C'era un bel sole
A baciar le tue viole,
C'era il dolore,
Sì, c'era il dolore.
Rompesti lo specchio
Quel giorno d'orrore,
Volando in silenzio,
Facendo rumore.
Nessun colore
Riuscì a far capire
Quel canto
D'amor
Che ti volle morire.
Solo quel marmo
Adesso può dire:
Qui giace il dolore,
Che mai ebbe fine.
Un diario in cui mi specchio
il richiamo dei cedri
su questa piazza
imbambolata di essenze non vere,
robusti e impazienti i miei alberi
stanno in attesa, e solo ombre
che l’aria respinge.
Quand’è sera sono una giostra
a luci spente,
se tendo le braccia
un mondo vuoto batte il polso
e io ghiaccio di abbandono
viaggio distante
che fa male allo sguardo,
dilania perfino la pagina.
Porta via montagne sognate
mentre ginestre e occasi
scolorano dentro le nubi
- non c’è misura di tanto sparire
a un passo dal cuore.
Questa...
è la notte di Natale.
Non è bianca come i pensieri dei fanciulli… ma
è lo stesso giorno delle nostre vecchie madri,
è lo stesso giorno degli amori e degli affetti.
I miei occhi si gonfiano di lacrime
perché privo del tuo verde mare…
dove vorrei annegare adesso… e dire è Natale.
Auguri
A te
che del coraggio
hai fatto poesia di vita
dedico le parole più belle
quelle che sbocciano
come fiore di pesco nel giardino del cuore.
Hai saputo camminare
a passi felpati
come il più agile dei felini tra i dolori
che la vita tristemente
ti ha inferto,
leccando
le ferite brucianti
delle lacrime degli inganni
subiti nel tempo.
Sola, tra i tuoi ieri
la via che riconduce
ai sentieri della mente
tra montagne innevate,
le più disperate...
ti sei ritrovata
forte come una stella alpina.
sentite come suoni d’armonia
in una sera avvolta di magia
accesa da un’amica senza tempo.
Parole sono entrate con dolcezza
a visitare la mia anima in ascolto
e poi si son fermate lì nel cuore
edificando la casa della quiete.
Lì dentro aleggia aria di poesia
trovando spazi ove ogni brivido
vien respirato ed assorbito a tale guisa
da divenire ossigeno vitale.
Buon compleanno
anima gentile
che sai entrare nei cuori
in punta di piedi
e di te resta
l’impronta leggiadra
dei giorni vissuti
nella pienezza
delle cose belle
e dei giorni mai sprecati
come la poesia
delle notti stellate
di quando i sogni
non aspettano mai l’alba
per essere vissuti.
Così i tuoi anni
di fresca vernice
sopra la ruggine e le rughe
del tempo che passa.
bagnando le pietre nere più dure
o ténere sabbie beige e aderenti,
io come te mi rivelo nel mondo.
Son calmi gl’inquieti mille tremori
dentro i mattini dei freschi respiri
per poi provocare tutti i fondali
di modo che infiammino onde assassine.
D’aria, di cielo, di pioggia pulita,
io come te mi fodero d’acqua,
di vetri e cristalli buoni a specchiare
mutar della luna addosso alla pelle.
Mi va di farmi ascoltare non solo
da chi accompagna questo mio andare,
da chi fa da scorta al mio divenire;
non solo da chi parimenti ti ama,
ma anche dal sordo che sordido sbircia
fragori di onde e rumori di cuori
e sordo alla fine rimane, lo stolto,
assorto e poi morto in mille congiure.
Io come te, mai mare indecente,
intendo schiarire omuncoli oscuri,
coloro che gridano l’odio e la fine.
Ma solo una cosa vedo mi manca:
l’azzurro che io non ti so rubare.
dei nostri sorrisi
dell'amore che si vede in noi.
Era scritto nel nostro destino
quando in quella giornata
cosi particolare sei arrivata,
un piccolo scricciolo
bellissima e piccolissima.
Non basterebbero tutte le
canzoni del mondo
per dedicarle a te,
ti sarò sempre accanto anche
se lontani ma vicini con il cuore.
Ora che un nodo in gola
mi lascia il vuoto di un abbraccio.
Aspettami sempre al solito posto
sempre a casa.
Aspetterò quel Natale
che staremo insieme.
C'è posto per tutto
riscriveremo tutta la nostra nuova vita
AUGURI BUON COMPLEANNO TI AMO INFINITAMENTE.






