Alla memoria di Cesare – scomparso il 9 marzo 1972 – con onore e rispetto.
La battuta incrociata avvelenata,
una giravolta rapida alla ribattuta,
lo smash conclusivo di rimbalzo,
un ace vincente ammutolisce
un chop centrale e spesso corto
illude il tie break al terzo gioco,
tra finte improvvisate il fiato corto
la risposta in rete pesa molto
dal cielo rovesci incrociati a due mani,
in terra passanti, disperati, lungolinea
rotazioni avvelenate in topspin
sull’erba di Wimbledon evergreen.
Specie in via di estinzione
nata sui tavoli del ping pong,
vissuta lungo le note del rock
morta sugli schermi di tik tok
appassionato del bowling
fuori dal mondo di booking,
alla ricerca di un boomerang
interessato alle foglie di ginseng
assediato da influencer digitali,
superato da runner solitari,
ricordi colazioni con i crackers,
l’età che avanza con la sacher.
Ai bordi del bosco
il canto di un rospo,
un balzo nel fosso
un salto scomposto
un rospo col basco
non può esser bergamasco,
con la testa sotto un casco
non può esser rivierasco
in antri nascosto
lo sguardo un pò losco,
sotto i cieli di agosto
sotto i rami di un pesco.
Nel cielo tenui riflessi di blu cobalto,
nell’ombra nubi nel rosso cadmio,
tra gli alberi la terra di Siena brucia,
miscele delicate, colori a chiaroscuro
terra d’ombra naturale e giallo ocra,
un’oca nel cortile lascia un’orma,
il pennello tutto tondo va leggero,
traspare nel vigneto carminio d’alizarina
gocce colorate fondono sulla tela,
sfumature inebriano giochi di luce,
freschezza nel colore dell’acqua,
stupisce l’acquerello di un acquario.
nasce la bellezza
con l'ago che danza un ricamo dopo l'altro .
un respiro lieve di un'epoca di pura eleganza .
il filo si fa racconto ,
un canto sussurrato di pazienza e d'amore .
un'armonia antica che oggi ancora incanta
sei eco di un tempo che fu,
donna d'altri tempi
nel portamento e nel cuore .
( A Maria S. ricamatrice )
Un mozzicone di sigaretta
Si perde la sua vera essenza
Mentre la si subisce in fretta
Si perde nell'ego della
Personalità quando si scalfisce
L'animo altrui privi di spirito
E sorretti da viltà
Continua ad illuminare
Le coscienze il tuo spirito
In espansione nella volta
Celeste non esiste confine
Tra bene e male in un mondo
Contrito di dolore, in una
Dimensione duale come quella
Terrestre.
Pinze da bucato colorate,
in fila tra fili sui poggioli,
tra panni, mutande e pantaloni,
mollette dondolanti nella via
oziando nel vento del mattino
mordono lo spago in balconcino
tra canottiere, fazzoletti e tovaglioli
mollette si diverton tra i lenzuoli
il destino di molletta è il cestino,
assorta ripensa al suo calzino
una molla tra rebbi interconnessi,
mollette tra le chiome dei cipressi.
Mamma,
sulla tua bocca l’universo
accende un quaderno di parole,
sbottona corolle di margherite,
profuma di mille stagioni.
Un figlio ricama
i confini del tuo cuore,
siede accanto a te
fra i tuoi mille pensieri,
ti emoziona l’anima
come una piccola farfalla
sul ciglio di un crepuscolo.
Mamma,
sulla tua bocca l’universo
posa sillabe di stelle
e tutto il suo amore per te
in un abbraccio senza tempo.
Quando la poesia di Dio
cade nei tuoi occhi di madre
il mondo si squarcia
in un diluvio di rose
a nevicare alle porte del cuore.
Seduta accanto ad una culla
sorridi al battito della vita,
intrecci sillabe di lune meravigliose
alle labbra di una dolce canzone,
onde di mare e cieli di speranze
orlano il confine dei tuoi giorni,
valigie d’amore le tue braccia,
barca in mezzo ai sogni il tuo petto,
fiato della mia anima
ogni tuo gesto che accenna il mio io.
La vita che tracci disegna
strascichi di cometa
nel grembo delle notti silenziose,
l’indice delle tue parole
è una lanterna accesa
fra spiccioli di pensieri
ed apostrofi d’amore infinito,
per non dimenticare la poesia di Dio
caduta nei tuoi occhi di madre.





