Come l'erba al prato.
Come il petalo al fiore.
Come l'acqua alla fontana.
Mi manchi
Come la buccia al frutto.
Come il sole al cielo.
Come la rugiada al mattino.
Come il respiro al corpo.
Mi manchi
Come il battito al cuore.
Come il buio alla notte.
Come l’ombra al passo.
Come la conchiglia al mare.
Mi manchi,
nelle pieghe dei giorni stanchi.
Nei respiri trattenuti,
Nei sogni senza appiglio.
Vorrei cercarti
nel canto del vento,
nel profumo delle cose che amavi,
nella luce che filtra tra le tende.
E invece trovo solo il vuoto,
che ha preso la tua forma:
nel nulla che mi circonda...
non c'è ombra che tu possa calpestare.
Non c'è vuoto che tu possa colmare.
Anche oggi è come ieri:
non è ancora domani...
ma tu...già mi manchi.
E io non smetterò di scrivere
Buona Pasqua
Come una stella di vetro
bruci fragile nell’oblio,
giochi coi regali della solitudine,
litighi coi capoversi dell’anima,
colori i tuoi silenzi di dolore,
perdi te stessa nel buio dei giorni.
Ma non muore la poesia sulle tue labbra,
lei ti cuce addosso il mondo,
ama il bozzolo della tua pazzia,
ti si confessa vera,
come il battito sensato della vita.
Ed allora, donna nata in primavera,
rincorri gli indirizzi della sua casa,
specchiati nelle vene di un tormento,
sii un errore di meritata felicità
perduto in un desiderio d’amore.
Dedicata ad Alda Merini
L’aquilone del tempo
ancora vola nei ricordi
ed ho in tasca i tuoi consigli
come scrigni di farfalle,
nei miei occhi i tuoi sorrisi,
accesi come parole,
nel freddo della notte.
Un padre siede accanto al tuo cuore,
regala i suoi passi alle stelle
perché il cielo ti abbracci dentro,
legge con te il battito del mondo
come l’aquilone del tempo
che ancora vola sul nostro volto.
E sono apostrofi di cuore
le geografie degli sguardi suoi,
quei capelli disordinati
grigi come cielo d’aprile,
un volo d’altalene ed aquiloni
le sue mani forti e gentili.
Un padre ricama stracci di felicità,
la casa perfetta è nei suoi abbracci,
abbracci che un figlio non dimentica mai
perché un padre ed un figlio
sono autori della stessa dolce storia,
frammento lucente della stessa stella,
stessa impronta sulla sabbia,
amore sconfinato dello stesso amore.
Padre,
i tuoi anni son scrigni di rugiada
ad intessere i boccioli dell’anima
ed il tempo con te
è una valigia di giorni assolati,
il fiato nascosto nel petto
dei miei sogni irrealizzati.
Padre,
siedo nei tuoi occhi sinceri
come fra le ombre senza sagome
e non esiste silenzio
che sia vuoto alfabeto
in questa carezza di vita
che ti poso sul cuore.
che non ho mai sfiorato
e pure quel ribelle
tuo ciuffo spettinato.
Ti vedo tra le stelle
amante della luna
e pur se armato son, guerriero imbelle
d’espugnarti non ho speranza alcuna
perché tu amante sei dell’infinito.
Allora ti raggiungo al sol distesa
ora che il dì è salito,
ma io che giunger voglio alla tua resa
non so sedurti e farti prigioniera,
deposta già la spada.
Finché eludendo a sera ogni frontiera
per l’infinito tuo trovo la strada
ché, conscio che sei Musa,
posso solo armeggiar con le parole
per conquistar dischiusa
un’anima ove far le capriole.




