Come quando non ho voglia di fissare altro
se davanti ho il sorriso di un bambino,
allo stesso modo, se il mar m’è lì di fronte
non guardo quasi mai il cielo su di me.

Ma quel meriggio di settembre fui distratto
dal fragore di un tuono impertinente
che decretava cosa buona e giusta
rinunciare all'idea di andare a pesca.

Ricordo astruse forme di nuvole obese
abbassarsi sempre più e mostrare il ghigno.
Non ebbi paura neanche d’un vanesio lampo
che vidi contorcersi fino al confine del tempo.

Così, dalla mia duna preferita
scesi giù con calma verso la battigia
dove le onde, in sincronia perfetta,
muoiono di bellezza e nella bellezza rinascono.

Fresche, or mi lambivano or mi toccavano
i piedi offerti come pegno della mia fedeltà.
Non so per quanto tempo feci sosta
su quella striscia d’imperdibili miracoli.

A sera mi fu detto di un forte temporale
con acqua a catinelle e a fare danni.

Non era stata la mia acqua…

1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

Questo autore ha pubblicato 333 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Collegati o registrati per lasciare un commento.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.
Per maggiori informazioni sui cookie e per gestire le preferenze sui cookie (di prima e/o terza parte) si invitano gli utenti a visitare anche la piattaforma www.youronlinechoices.com. Si ricorda però che la disabilitazione dei cookie di navigazione o quelli funzionali può causare il malfunzionamento del Sito e/o limitare il servizio.