Tu sorgi dall'isola in fondo al molo
appesa alla coda
d'una croce smagrita e nera,
io sono un bambino seduto in un angolo
che chiede la carità,
gioca a mendicare.
Chiuso nella mia lampada
vedo trasparire
- chiamiamolo dono -
nelle schegge lasciate dal mare
regine affrante, piene di fiori
su un inginocchiatoio.
E il cielo se ne va
senza guardare
( l’uomo )
fregandosene di chi ha fretta
di chi rincorre un sogno.
Ha da tempo preso
decisione
aprire spazi azzurri
illuminare il giorno.
Asciugare i vestiti
umidi dal sudore
o seccare il lacrimare
di alberi spogli
con il calore del sole.
E intanto se ne va
le pecorelle seguono il pastore
per
sciogliersi in pioggia
a detergere la terra
assetata di novità.
E’ un gioco di luci
una fotografia in bianco e nero
o un dipinto dai tramonti rossi
e intanto il cielo se ne va
senza nascondersi nel
buio della notte.
Se ne va
trascinandosi dietro
tutti i miei perché
impotente, io
sotto questo cielo.
-PRIMA PARTE
In un pallore di non-vita,
con la testa fra le mani,
troppo stordito per riflettere
troppo consapevole per non farlo.
La disperazione scintilla nozioni irregolari,
... troppo letali per essere registrate.
Lo sfondo sciama intorno a me
si ferma, e poi all'improvviso riparte,
mentre delle campane suonano fuori chiave
echeggiando attraverso il tunnel
in cui sono condotto.
Senza guardarsi intorno,
le mie gambe malferme
involontariamente mi portano
dentro un'altra scena,
che non riesce a permeare
la mia sfera indebolita.
Fino a quando, più avanti,
si erge una figura solitaria -
Un’incantevole fiamma giallo oro,
fiera, in un deserto che ha cercato
di assorbirmi e di spegnermi.
Io salto verso il fuoco,
la mia salvezza, e la mia speranza.
-SECONDA PARTE
Eternamente,
affondo nella fiamma
e sono legato al suo calore.
Benevolmente,
mi offre vita e gioia
e tutto quello di cui ho bisogno.
Teneramente,
esploro la sua miseria.
Delicatamente,
accarezzo la sua febbre.
Dolcemente,
lenisco il suo dolore,
ungo le sue piaghe,
ed abbraccio il suo amore.
La torcia,
beatamente sibilante,
scricchiola,
spumeggia.
In tutta la sua meraviglia,
finalmente respira
nuova vita.
scie di respiri muoversi
e prendere forma
sentieri vuoti riempirsi
e prendere vita
gocce di colori cambiare
e prendere trasparenza
nella notte non ero solo
pur nella mia unicità
camminavo e mi specchiavo
in vetrine colme
di diverse identità
nella notte ho ascoltato
ombre di passi scivolare
e prendere luce
parole emblematiche scriversi
e prendere spazi
spruzzi di cielo spostarsi
e prendere campo
nella notte non ero solo
vicino alla mia anima
origliavo e sentivo
ancora quello sguardo
dentro me
nella notte ho visto
le stelle assediare la nebbia
e scioglierla
l’orizzonte scavalcare il blu
e unirsi all’unisono
il mare avvicinarsi
e sussurrarmi
nella notte non ero solo
dietro al mio vento
l’angelo che soffiava caldo
poggiava sulle spalle
e mi faceva veleggiare
nella notte
non ho sognato
nella notte
non ho mentito
nella notte
sono stato
Ti dedico me
tutto il mio cuore
ti darò
e se in mosse acque mi troverò
non penserò che a te
invisibile uomo grandioso
nel libro dei profeti
guidati dalla tua mano
spirituale
Pensami magnifico dono
tu sei la mia cura, cerco
cerco, ma alla fine sei solo
tu che mi scaldi, e fai rivivere
l'anima triste, che pensa sedendo
la pioggia asciutta
fuggendo lontano
come i sogni
lontani
nelle vene
del pensiero
dove l’aria
lievemente
accarezza
i nostri ricordi,
ascoltando
i miei respiri
mi accorgo
di averti amata
sempre
anche quando
l’ostacolo
divideva
la nostra vita.
Ti amo
lungo il vuoto dei miei
giorni
dove le lancette
del suono
erano rivolte
nello sguardo
del tuo arrivo,
come rimanere
aspettando
il tuo fragile
sorriso.
Ti amo
e non potrò
viverti,
questo è l’estremo
pegno che pagherò
alla vita
questo è ciò che donerò
al destino
questo è
il mio saluto
all’amore.
scavo una buca nel giardinetto avanti casa
per seppellire gennariello
non perderò tempo a dirvi che era un gatto
investito nella parallela, vicino la stazione
ma che scritta la decima poesia
più che un bel gesto (parlo dello scrivere una poesia)
sembra una mortificazione, una presa in prestito della vita
sia che fosse una ragazza, mio nonno
o il corpo indurito di gennariello
che tocco cauto con la pala
per farlo entrare in una buca poco profonda
manco fosse vivo
non è il contatto con la morte
a disvelare gli orrori della natura
ma il colpo di zappa
che senza farlo apposta
trancia il verme
mi dissero che un solo uomo sostenne
tutti i pesi della vita. Fu grande
ogni suo sforzo, enorme, tra le blande
luci che ancor sostavano nel cielo,
il quale allor moriva sotto un telo
nero, che cancellava anche la terra.
Ma un uomo solo al mal fece la guerra
Vincendo piano piano ogni battaglia.
E se oggi il sole ancor risplende e abbaglia,
è grazie a un uomo che non ha più voce,
e che tanti anni fà fu messo in croce.
vorrei cancellare quell'ombra
che sfiora i tuoi pensieri,
oltre i sensi,
oltre la luna
e portarti nell'eremo dell'incanto.
Quando me ne andrò,
continua ancora ad osservare il cielo
con i miei occhi, e vedrai....colori
che ti desteranno dall'ombra,
perchè la mia luce
continuerà a brillare
sulle spiagge percorse dal tuo cuore.
Ora potrei sussurrarti parole d'amore,
ma solo l'eco sarà la risposta al mio cuore.

sottili stendardi
colorati,
muovi irrequieta
in arabeschi
che ipnotizzano
i miei sguardi.
Si gettano al mio collo
e stringono le mie spalle.
Sfiori la mia anima
ed io sento il tuo respiro,
come un bisbiglio d’onde
tra rami di corallo.
E tu ridi
guardando nel profondo
dei miei occhi di ragazzo,
lasciandomi andare
ad abbracciare il fondo
dell'abisso
mentre le mie mani,
bianche sponde di sabbia,
tormenterebbero i tuoi capelli.
Arroccato su una collina,
un folletto guarda verso il basso,
e osserva ansiosamente
il paesaggio arido di sotto.
Sussulta,
saltella,
sobbalza,
ondeggia
per evocare
gli elementi.
Poi si lancia,
disperdendo polvere di fata,
portando nuova vita
per questa terra malinconica.
La brezza di gennaio
porta via il fetore stantio
che si è infiltrato nei nostri vestiti
e nel nostro stato d'animo.
Il sole mattutino
scioglie le pozzanghere putride
che penetrano le anime delle nostre scarpe
e dei nostri corpi avvinghiati.
L’ombra di gennaio
raffredda la terra bruciata
che disturba la nostra passeggiata
e la nostra gioia idilliaca.
Raggiante,
ridacchiando,
l'elfo prende il volo
per poi lanciarsi in picchiata
a spiare la riuscita del suo lavoro-
Le coppia passeggia in beatitudine
attraverso un paese ora lussureggiante,
in un abbraccio teso,
assorbendo il terreno fresco
immaginato solo per loro.
Il tuo colore mi ha stregato
ha preso i miei occhi
trascinandoli oltre il vuoto
come ginnasta leggera
il tuo corpo mi ha avvinghiato
portandomi al dolce encore
nella tua sfavillante tranquillità
la mia anima si è adagiata
volando sopra i sogni
nello sguardo della luna
sono scivolato via
per poi riemergere
nel silenzio delle pause
sono nato ancora
per poi rivivere
tra rintocchi di pelle
e origami di respiri
mi sono profumato di te
dietro spazi di labbra
e labirinti di carne
mi sono dissetato
trasparenza diamantata
in mosaico perfetto
Occhi attoniti
sempre doloranti
il cielo affliggono
Ascoltate
questo grido infinito
nel frastuono delle parole
quando la memoria
è scacciata
Dalla decadenza
tutto è attaccato
questi pallidi giorni
stanchi reclamano
filtrando il tramonto
la stessa scena
di tanta bellezza
e si torna
a sognare.








